Rivista Communication Research n. 6/2013

Rivista online di Psicologia, Comunicazione e Management, Crescita Personale e Professionale

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Aristotele – Ethos, Logos, Pathos – le tre categorie di analisi della comunicazione persuasiva, del primo vero Scienziato della Comunicazione

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Video didattico: le 4 Distanze della Comunicazione, di Daniele Trevisani

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Rivista Communication Research n. 4-2013

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Master in Comunicazione, Management e Nuovi Media

Master in Comunicazione, Management e Nuovi Media

Università IUAV di Venezia, Università degli Studi di San Marino, Dipartimento della Comunicazione, Centro di Studi Semiotici e Cognitivi

Ritengo utile fornire informazioni preziose per chi è alla ricerca di formazione a livello Master, in comunicazione, management e nuovi media, per trovare un’offerta formativa alla quale partecipo dalla sua prima edizione, e che trovo personalmente ai massimi livelli oggi in Italia. Le informazioni illustrate sono rilevabili nel sito ufficiale del Master presso il Dipartimento della Comunicazione.

In tempi di iper-offerta, la presenza di un Comitato Scientifico di alto livello, sotto evidenziato, testimonia lo spessore culturale nel quale il Master si radica:

Comitato Scientifico del Dipartimento

Il Comitato Scientifico è composto da:

Umberto Eco, Scuola Superiore Studi Umanistici di Bologna
Cristina Cacciari, Università di Modena e Reggio Emilia
Stefano Cerri, LIRMM Montpellier
Tullio De Mauro, Università di Roma “La Sapienza”
Paolo Fabbri, Università IUAV di Venezia
Maurizio Gnerre, Università di Napoli “L’Orientale”
Paolo Leonardi, Università di Bologna
Diego Marconi, Università di Torino
Marvin Minsky, MIT Cambridge (Mass.)
Geoffrey Nunberg, University of California, Berkeley
Jean Petitot, EHESS Parigi
Hilary Putnam, Harvard University
Marco Santambrogio, Università di Parma
Raffaele Simone, Università Roma 3

Informazioni sul Master

Il Master, organizzato congiuntamente dall’Università degli Studi di San Marino e dall’Università IUAV di Venezia, è un corso biennale post-laurea che offre un’opportunità di crescita culturale e di formazione tecnico-specialistica sulla comunicazione professionale.

I destinatari sono liberi professionisti, imprenditori e manager di aziende private, impiegati, funzionari e dirigenti della pubblica amministrazione e chiunque sia interessato, per motivi personali o di lavoro, ai temi della comunicazione professionale.

Le lezioni approfondiscono innanzitutto i problemi e le metodologie fondamentali del mondo della comunicazione contemporanea. Ciascun tema viene quindi applicato alla realtà delle aziende e professioni, con esercitazioni guidate, analisi di testi, dimostrazioni, presentazioni video, registrazioni, esempi multimediali.

Informazioni generali

Durata: 2 anni

Titolo di studio: in seguito alla frequenza delle lezioni e al superamento della prova finale, i corsisti conseguono il diploma di Master in Comunicazione. Il titolo, rilasciato congiuntamente dall’Università di San Marino e dall’Università IUAV di Venezia, equivale a 60 Crediti Formativi Universitari (cfr. decreto MIUR 3 novembre 1999, n. 509).

Sono inoltre riconosciuti 10 punti a coloro che sono iscritti alle liste di avviamento al lavoro della Repubblica di San Marino qualora l’Ufficio del Lavoro stabilisca che gli obiettivi formativi del Master siano legati alle mansioni da esercitare nella categoria di iscrizione.

Requisiti d’accesso: laurea triennale nuovo ordinamento o laurea del vecchio ordinamento. I titoli di studio stranieri dovranno essere corredati di apposito riconoscimento da parte di una università italiana.

Numero programmato: 30 iscritti laureati e 5 uditori non laureati

Borse di studio: È prevista l’assegnazione di 3 borse di studio per una riduzione del 50% sulla quota di iscrizione. Possono partecipare al concorso per le borse di studio i candidati che non abbiano compiuto 34 anni alla data di scadenza del bando di ammissione e non abbiano conseguito da più di 3 anni accademici il titolo di laurea. Per ulteriori informazioni sull’assegnazione delle borse di studio consultare il bando di ammissione.

Profilo professionale: il master forma professionisti in grado di progettare, coordinare e realizzare interventi nel campo della comunicazione pubblica e privata, a diversi livelli di complessità. Il diplomato, avendo solide basi metodologiche e teoriche, sa compiere analisi del settore sistematiche ed approfondite, riuscendo a identificare le risorse e le tecniche necessarie, ad esempio, allo sviluppo di piani di comunicazione, campagne di comunicazione aziendale, gestione dell’immagine integrata, identificazione e risoluzione delle aree di criticità, ottimizzazione e innovazione nei processi di comunicazione.

Contenuti

programma primo anno

Il primo anno offre un quadro propedeutico e generale sui temi fondamentali della comunicazione:

Media, mercati e tendenze Il modulo introduce i concetti di base delle attuali teorie della comunicazione e analizza i mezzi di comunicazione contemporanei, le tendenze e i mercati, con particolare attenzione alla comunicazione di massa e d’impresa.

Comunicazione aziendale Il modulo tratta la comunicazione integrata, esterna e interna, e il suo valore strategico per gli obiettivi di business dell’azienda. Relazioni pubbliche e ufficio stampa, identità visiva ed eventi, pubblicità e social media sono alcuni strumenti del communication mix. Un focus particolare è dedicato a etica, responsabilità sociale, sostenibilità ambientale, valore della stakeholder company.

Comunicazione interpersonale Il modulo approfondisce alcuni temi classici della microsociologia e della psicologia sociale: gli stili di conduzione di un gruppo, la cortesia, la gestione della ‘faccia’ e delle relazioni interpersonali in azienda.

Scrittura efficace Il modulo analizza diversi casi di scrittura oscura o inefficace (il burocratese, l’aziendalese e altre infelicità), e approfondisce gli argomenti chiave della scrittura efficace: progettazione, editing e revisione del testo, chiarezza d’esposizione, correttezza e appropriatezza formale.

Media Planning Il modulo offre i rudimenti per la costruzione di un media planning, partendo dall’analisi del target e dello scenario, per individuare il giusto media mix. Sono presentate le linee guida per la creazione di messaggi efficaci sui diversi media, dal comunicato stampa al tweet, passando per i blog e le pagine facebook.

New Business Writing Sempre più spesso leggiamo i testi tramite la finestra, piccola o grande, di uno schermo. Tutto, non solo i testi per il web: articoli, brochure, presentazioni, verbali, lettere, e-book, post e tweet. Il modulo offre strategie e suggerimenti per rendere i testi più chiari, leggibili ed efficaci nei contesti sempre più veloci, affollati e frammentati delle professioni contemporeanee.

Visual Communication Sono presentati i fondamenti della comunicazione visiva: scelta dei colori, uso dei font, rapporto fra immagini e testi scritti, impaginazione. Si analizza la comunicazione visiva su diversi media: carta, tv, web. Particolare attenzione è riservata alle strategie per impostare l’immagine grafica coordinata di un’azienda, si studia il posizionamento sul mercato di alcune grandi imprese e istituzioni, traendone conclusioni che possano essere applicate da ciascun corsista alla realtà della propria professione attuale o futura.

Internet Marketing Il modulo approfondisce i temi fondamentali del marketing on line: la pubblicità sul web dal banner a AdSense, l’e-commerce, il web nel media planning generale, le tecniche di fidelizzazione del cliente, la personalizzazione dei servizi on line, i nuovi modelli di business sul web 2.0.

programma secondo anno

Il secondo anno è orientato in senso pratico-applicativo:

Budgeting e Planning Il processo di budgeting è una componente operativa di programmazione e coordinamento delle attività aziendali. Il modulo fornisce le competenze necessarie alla pianificazione strategica di un budget efficace e le tecniche più adatte per realizzarlo. Sono inoltre esaminate le principali metodologie per l´analisi degli scostamenti e la redazione dei relativi report.

Sales Management Con lo studio di casi concreti, il modulo spiega i fondamenti della psicologia della persuasione e approfondisce le principali strategie persuasive su cui si basano le dinamiche commerciali e di mercato, la gestione di gruppi e la leadership nelle organizzazioni.

Crisis Management A volte gli esperti di comunicazione devono gestire situazioni di crisi grave (crollo di titoli, problemi di inquinamento e salute pubblica, ecc.), a volte solo momenti di difficoltà (perdita di clienti o loro insoddisfazione, calo di performance, deterioramento dei rapporti di lavoro). Con l’analisi di casi concreti, si illustrano le tecniche di gestione e comunicazione della crisi dall’identificazione dei problemi alla loro soluzione.

Scrittura creativa Un comunicatore non deve solo sapere scrivere in modo corretto, chiaro e funzionale, ma deve essere capace anche di produrre (o almeno valutare) testi efficaci dal punto di vista persuasivo. Con molti esempi ed esercitazioni, si discutono la presentazione della mission e vision aziendale, la creazione dell’interesse, la gestione dello stile, la scelta del registro, l’umorismo e le figure retoriche.

Social Media Marketing Il modulo offre le competenze necessarie per usare e gestire le opportunità offerte dai media digitali e dal web 2.0 nella progettazione, pianificazione e verifica delle attività di comunicazione e marketing per prodotti e servizi di aziende pubbliche e private.

Guerrilla Marketing Il Guerrilla Marketing è un insieme di tecniche, idee e strategie per ottenere in modo creativo risultati e profitti con tempi, risorse e costi più contenuti rispetto alle campagne tradizionali. Il modulo prevede un percorso per integrare il Guerrilla Marketing nella comunicazione d’impresa.

Public Speaking Si approfondiscono le tecniche fondamentali della parola in pubblico: dall’uso di Powerpoint al controllo della gestualità e del corpo, dall’organizzazione del discorso allo studio delle componenti visive della propria immagine personale.

Business Game Alla fine del secondo anno i corsisti devono presentare un lavoro di gruppo su uno o più temi trattati durante il Master: il progetto esecutivo di un sito web, il progetto di riorganizzazione della comunicazione interna di un’azienda, l’analisi dell’immagine coordinata di un’impresa, ecc. Il Business Game prevede un contest tra i diversi gruppi dando a tutti la possibilità di comparare e valutare in termini di coerenza ed efficacia i risultati ottenuti in due anni di Master.

Lo staff docente del master è composto da docenti, formatori e ricercatori, provenienti dai Corsi di laurea in Scienze della Comunicazione italiani, dal mondo delle imprese e della formazione professionale.

Allo staff permanente si aggiungono ogni anno imprenditori e dirigenti di azienda che sono invitati a illustrare esperienze e casi di studio.

Giovanna Cosenza, Università di Bologna, Direzione scientifica del Master
Giacomo Scillia, Cineca, Communication Manager

Maria Luisa Altieri Biagi, Professore Emerito Università Bologna, Accademica Emerita della Crusca
Fabio Antonacci, Bloguerrilla
Enzo Argante Giornalista Radio 24
Daniele Barbieri, Isia Urbino
Marina Bellei, Relazioni Esterne Hera S.p.A.
Giulio Blasi, Horizons Unlimited srl Bologna
Giovanni Buttitta, Terna Italia
Tullio Camiglieri, Presidente Open Gate Italia
Federico Cappi, Marketing Manager Conserve Italia
Luisa Carrada, mestierediscrivere.com
Beppe Chia, Chialab
Cristina D’Addato, Resp. Comunicazione, Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “L. da Vinci”
Gianfranco Domizi, Fondazione Istud
Alessandra Frabetti, Attrice, regista e docente di recitazione
Nadia Furfaro, Amrop D & G
Mariella Governo, Consulente e Docente di Comunicazione d’Impresa
Paolo Iabichino, Ogilvy Italia
Davide Jabes, IULM Milano
Fabrizio Luccio, Università di Pisa
Sergio Maistrello, giornalista free lance e esperto di Social Media Management e Content Strategy
Claudia Marcuzzi, Cottoveneto
Geraldina Marzolla, Direttore Brand & Advertising Vodafone Italia
Francesco Messina, Visual designer, Art director, Polystudio, RCS Libri, EMI
Laura Morandini, Studio cdm associati
Francesco Muzzarelli, Senior Trainer Aziendale
Gabriele Pallotti, Università di Modena e Reggio Emilia
Francesco Porzio, MagillaGuerrilla
Giampaolo Proni, Università di Bologna
Lavinia Hanay Raja, Giornalista gruppo di ricerca Ippolita
Massimo Russo, Kataweb, Gruppo Editoriale L’Espresso
Francesco Spada, Direttore èTv
Annamaria Testa, Pubblicitaria e scrittrice
Daniele Trevisani, Esperto in Formazione, Coaching e Consulenza Strategica
Riccardo Venturini, Psicologo e psicoterapeuta
Ugo Volli, Università di Torino
Wu Ming 1, Scrittore
Vittorio Zambardino, Giornalista La Repubblica

Uscire dalle regole facili e dalle mode del momento

© Articolo a cura di: dott. Daniele Trevisani, Studio Trevisani Formazione, Consulenza e Coaching.

Testo estratto dal volume di Daniele Trevisani “Regie di Cambiamento”, Franco Angeli editore, Milano.

Il lavoro sulle diverse immagini produce bisogno di cambiamento, poiché gli esiti di un’analisi su come vediamo noi stessi e come ci percepiscono gli altri – o come vorremmo essere e non siamo – creano dissonanze e stimolano a cambiare. Se non ci accorgiamo delle dissonanze che ci vivono dentro, esse rimangono in noi e come macigni ci impediscono di correre, diventano pesi psicologici che ci consentono solo di trascinarci faticosamente e di “rantolare”, impedendoci di correre e di essere liberi.

Per capire come cambiare, le regole facili sono pericolose. Ad esempio, la regola “dimagrire è bene” contiene distorsione e molti pericoli (es.: anoressia).

Lavorare sulle diverse immagini è essenziale. Un atleta potrebbe voler “dimagrire” per velocizzarsi, mentre magari il suo bisogno è di potenziare la massa muscolare, e un dimagrimento porterebbe ad una perdita pericolosa di massa magra e grassi essenziali (nelle donne, ad esempio, questo produce la perdita delle mestruazioni).

Non sempre dimagrire va bene, in alcuni casi anzi guadagnare peso, se si aumenta in massa magra muscolare, produce un deciso miglioramento di performance, di forza e salute, un cambiamento positivo. L’immagine stessa che sia possibile “aumentare = migliorare” è così contraria agli schemi della “salute = magrezza” che è persino difficile da comunicare o da credere.

Cambiare significa uscire dagli stereotipi forzati (es.: “dimagrire è bene”) ma anzi chiedersi se essi hanno senso su di noi.

Le regole facili e i prontuari comportamentali sono dannosi anche in azienda. Le mode aziendali come il “just in time” (sostanzialmente, produrre sul venduto) o la riduzione dei costi – attuate senza ragionare – hanno causato più danni che benefici. Gli approcci manageriali anche estremamente consolidati, come il marketing anglosassone, hanno immesso in azienda una valanga di pensieri stereotipati cui intere generazioni hanno creduto. Ad esempio, un certo tipo di marketing sostiene che sia sempre bene “produrre ciò che il cliente vuole”, e questa credenza, se presa alla lettera, può finire per giustificare la produzione di film pedofili, se esiste un target di mercato sufficientemente ampio. Questo non è accettabile.

Lo stesso marketing ha prodotto una sindrome da disaffezione rispetto alle proprie potenzialità vere (smettere di fare ciò che si è abili e inseguire mode dell’istante) per inseguire continuamente ciò che il “parco buoi” desidera. Ne è stato un caso il boom della new-economy attorno all’anno 2000, nel quale non poteva essere costruito un business plan che non avesse almeno la parola online nel titolo o sottotitolo. Chi in quegli anni si dimostrasse scettico e volesse riportare le strategie verso la valorizzazione del contatto interpersonale, veniva additato come “vecchio”. La bolla di innamoramento collettivo è stata seguita da un altrettanto rapido collasso di migliaia di aziende e perdita di risparmi da parte della massa di popolazione che vi aveva creduto.

Riflessioni operative:

  • non aderire alle mode dominanti solo perché dominanti; pensare;
  • usare il giudizio critico per ricercare finalità superiori;
  • sforzarsi di uscire dagli stereotipi e dalle attese sociali, soprattutto se assorbite senza valutarne i principi sottostanti.

Come evidenziato in precedenza1, esistono spesso differenze tra come ci vediamo e come vorremmo essere. Una discrepanza critica riguarda il divario tra la (1) nostra realtà interiore (come noi la percepiamo), e (2) il nostro ideale, sogno o aspirazione, su come vorremmo vivere e cosa vorremmo essere.

Il primo problema da affrontare è il più difficile: uscire dalla falsa rappresentazione di sé e cogliere come realmente siamo (focusing della situazione attuale). Il secondo problema (più semplice del primo, anche se non immediato) è costituito dal darsi mete e traguardi sul “come vorrei essere” e lavorare attivamente per raggiungerli (focusing di obiettivi futuri da raggiungere).

Da una comparazione tra il “come ci vediamo” e il “come vorremmo essere” emergeranno le differenze sulle quali avviare azioni di miglioramento della propria identità personale (come individui) o aziendale (come professionisti che operano in un’organizzazione).

L’analisi del come vorremmo essere (o come vorremmo fosse l’organizzazione) non serve solo a creare un progetto concreto – almeno inizialmente – quanto ad allenare la propria psiche a sviluppare una immagine mentale cui tendere, e a cui ispirarsi.

Riflessioni operative:

  • ancorare il proprio progetto di sviluppo ad uno stato ideale positivo;
  • costruire una immagine mentale di sé o dell’organizzazione cui tendere;
  • usare lo stato ideale come punto di ispirazione, non come obiettivo forzato;
  • scoprire la gioia del percorso ed evitare l’ansia da prestazione.

1 Trevisani, 2003.

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©Copyright. Vietata la copia o riproduzione non autorizzata. Per contatti. Altri approfondimenti sul volume sono disponibili alla sezione dedicata alla Psicologia, Formazione e Coaching sul sito Studiotrevisani e sul blog Formazione Aziendale, risorse per la Formazione e Risorse Umane.

 

Il Segreto della forza sta nella concentrazione

Articolo a cura di Daniele Trevisani, Studio Trevisani Human Potential & Communication Research

Ralph Waldo Emerson: Il segreto della forza sta nella concentrazione.

Una frase a volte sintetizza tutto.

La concentrazione mentale diventa potere poichè permette di focalizzare le energie verso un obiettivo “pulito”.

La vita quotidiana, invece, fa di tutto per dirigere la nostra attenzione verso obiettivi “offuscati” e a volte persino dannosi.

Io chiamo questo fenomeno “deriva psicologica”, andare alla deriva, perdersi di vista, perdere di vista gli scopi, perdere di vista il senso delle cose, dove niente ci appassiona più, niente ci attrae davvero, si finisce di vivere in un limbo esistenziale sbattuti tra un carrello di ipermercato, un programma televisivo deficiente, il lavoro come obbligo invece che come forma di espressione, nutriti di informazioni false, deformate, o che non ci servono assolutamente.

Se lo sappiamo, però, possiamo attivare i nostri meccanismi di difesa (nell’Esercito si parla di shielding psicologico e shielding informativo, o strategie di inoculazione contro i messaggi persuasivi del nemico).

Il dramma di molti ragazzi, ma anche di molti adulti e dei manager di oggi, è di non avere più niente su cui concentrarsi.

L’attenzione viene così distorta al punto che per la persona diventa importante sapere e conoscere il massimo sulle più grandi idiozie e niente su se stessi.

Molti nella nostra misera popolazione italiana di questi anni, così culturalmente soggiogata, saprebbero rispondere a decine e centinaia di domande di gossip, sanno qual’è l’ultimo flirt di George Clooney, sanno come sta Madonna, sanno tutto sulle trame di serial televisivi, non perdono una puntata dei Simpson, e sono pieni di altre informazioni che inquinano la mente, “memi” (tracce mentali) inquinanti di questo tipo.

L’inquinamento mentale impedisce di concentrarsi su ciò che conta. Impedisce di esercitare il potere della concentrazione su ciò che serve per vivere e fare onore al dono di essere vivi anzichè sprecare questo dono.

 Alcuni esempi di temi utili su cui concentrarsi:

– nel lavoro che svolgo posso esprimermi? se no, posso provare a stendere un piano di ricerca di alternative?

– la mia vita è ferma? che alternative posso tentare?

 – da quanto tempo non mi sento davvero come vorrei, e perchè?

– quali sono le fonti di informazione meno corrotte, dove trovarle in rete, su internet, invece di digerire le minestre informative precotte?

– come sto fisicamente, ho fatto esami del sangue recentemente? e al di la degli esami, che segnali mi da il mio corpo? li ascolto?

– faccio sport? lo faccio con continuità? se no perchè? ci sono strade che posso prendere con più forza di volontà?

– leggo libri che mi diano stimoli culturali, conoscenze nuove, conoscenze del corpo, della mente, della psicologia, delle scienze, o qualsiasi altro settore che mi faccia crescere personalmente?

– se non leggo, perchè non inizio?

– quante bugie mi auto-racconto?

Le domande possono essere tantissime. Alla fine, raggiungiamo sempre una sola conclusione: il segreto delle persone che hanno raggiunto i loro obiettivi da soli, senza protezione e aiuto esterno, sta

1 – nella concentrazione mentale su obiettivi positivi

2 – rimanere  “puliti” da rumori di fondo psicologici che distraggono la mente

3 – un lavoro attivo di pulizia mentale forte dai falsi obiettivi 

4 – saper riconoscere ed eliminare le perdite di tempo in attività inutili e dannose (tv commerciale, letture stupide, etc) e recupero del piacere del tempo speso in relazioni, in attività che generano piacere relazionale o finalizzate agli scopi personali

Il segreto della forza sta nella concentrazione.

– Quanti manager deconcentrati vedi nelle aziende? E che effetto produce tutto questo?

 – Quante persone che conosci puoi definire “psicologicamente concentrate”?

– Quante persone che conosci puoi definire “libere da inquinamento mentale”?

Non mi considero un campione o modello, ma semplicemente uno che ha iniziato a porsi delle domande…

Sono solo domande. Ma se possono aprire una riflessione, ben vengano i dubbi e la voglia di cambiare qualcosa.

Articolo a cura di Daniele Trevisani, Studio Trevisani Human Potential & Communication Research

La Spirale del Silenzio, in Azienda e non solo

Paura di pensare e senso di colpa nel pensare – la Spirale del Silenzio, in Azienda e non solo

© Daniele TrevisaniStudio Trevisani Human Potential & Communication Research

Le analisi riguardano spesso ciò che si dice, raramente ciò che non si dice.

Ho incontrato il concetto di Spirale del Silenzio nei miei studi sulle comunicazioni di massa già negli anni ’80 (vedi nota per approfondimenti e bibliografia). Ngli anni ’90, nonostante due anni trascorsi negli USA per conseguire il Master in Mass Communication alla University of Florida, questo concetto era già stato rimosso dagli studi ufficiali in molte facoltà. Rimosso, sparito, annullato. Ancora oggi questo tema è oggetto di “censura”. Credo utile quindi dare un contributo con nuove idee e stimoli, per chi opera nelle Risorse Umane, nella Formazione, nella Pedagogia e nella Psicologia:

La sintesi del meccanismo della Spirale del Silenzio (SDS): un’idea non conforme viene repressa, un pensiero che “non ci dovrebbe essere” viene negato, una frase che non è adeguata viene inghiottita, e piano piano avviene una epurazione progressiva di temi dal dibattito pubblico, dalle conversazioni quotidiane, e – all’ultimo stadio – dal pensiero stesso delle persone. Questo, sia in azienda che fuori.

Tutto questo ricorda molto il film Matrix, con la differenza che questo fenomeno avviene, è reale, ed è scientificametne dimostrato. Il danno per le imprese è evidente: se ad essere rimossi o a non entrare sono concetti utili o addirittura fondamentali per il futuro aziendale, cosa succede?

Se sopravvivono in azienda solo ruffiani e integrati, chi si prenderà la briga di dire con coraggio ad un Amministratore Delegato o alto dirigente che una sua strategia è sbagliata e può portare alla rovina dell’azienda stessa? Una impresa sana dovrebbe avere a fianco costantemente dei consulenti che cercano di immettere nuovi concetti utili (iniezione memetica), e localizzano i pensieri dominanti da mettere in discussione o quantomeno confutare (analisi memetica).

Il problema riguarda l’opinione pubblica in generale,  l’economia, le aziende, il pensiero manageriale, e ogni singola famiglia, che si conforma purtroppo a mode, a trend manageriali del momento, o ai reality.

In azienda – chi arriva da fuori lo vede subito – si pensa spesso con il paraocchi della cultura di direzione. In pratica, nelle aziende “si sente parlare” solo di un ristrettissimo ambito di temi, i temi conversazionali sono impoveriti, la vera innovazione non entra mai, espulsa costantemente dal meccanismo della SDS.

Essere “sudditi psicologici” non significa tanto eseguire, ma soprattutto tacere, o meglio parlare solo nei confini degli argomenti e dei temi che sono “ammessi”, e non deviare mai dalle aspettative. Chi devia viene punito. L’inquisizione ne è un esempio storico.

Le conseguenze dannose sono molto pratiche e concrete: ad esempio, in certe aziende, gli alti dirigenti diventano non più criticabili. Alcuni dirigenti finiscono per diventare intoccabili, anche quando il loro pensiero si fa confuso o delinquenziale, dannoso (vedi i casi di Enron, Parmalat, Coop Costruttori, e tanti altri crac prodotti soprattutto dalla impossibilità di criticare le scelte dirigenziali, indotta tramite sudditanza psicologica).

Ma il problema non si limita all’azienda. In università se parli bene dei militari sei un fascista. Tra i militari americani se dici che pratichi yoga dicono che sei gay. Le cose si fanno di nascosto, poi non si fanno nemmeno più, non si dicono, o anzi, meglio, non si devono nemmeno pensare.

Questa spirale del silenzio non è solo esterna e sociale, ma diventa anche un silenzio interiore: e non si tratta del il silenzio della quiete, ma un silenzio analogo al post-atomico, dove ogni cosa che “spuntava” o “emergeva” dal livello zero viene rasa al suolo.

In questo mio percorso di ricerca sulla Spirale del Silenzio, ho condotto un’analisi estesa di ricerca dei pensieri repressi, tramite interviste in profondità ad un campione di 400 italiani, su una vasta categoria di casi, da manager a persone comuni, dai 18 ai 75 anni, in occasione di un progetto di ricerca ancora in corso. E’ opportuno iniziarne a divulgare i risultati.

Vediamo alcuni esempi di pensieri e “ruminazione mentali” ad essa collegata, tratti da questa indagine:

  • Vorrei che ci fosse la pena di morte immediata per chi compie atti di abuso sessuale verso i bambini, o chi rapisce i bambini per fini sessuali. Ma verrò additato come un fanatico?
  • Vorrei dire che ogni tanto mi piace pregare, ma credo in una spiritualità tutta mia, non riconosco la figura del Papa ma credo in qualcosa. Allo stesso tempo mi piace pregare nella Chiesa e ammiro la figura di Cristo, non sono però veramente certo che sia esistito o che sia vero quello che ci dicono sulla sua vita e storia. Diranno che sono un anticattolico?
  • Vorrei che la gente smettesse di guardare la stupida tv commerciale e si dedicasse a letture che nutrono la mente. Penseranno che sono una vecchia rincoglionita?
  • Vorrei essere di destra ma la mia famiglia è di sinistra. Come faccio?
  • Vorrei essere di sinistra ma la mia famiglia è di destra. Cosa diranno?
  • Oddio, tutta la mia famiglia si aspetta da me che io sia il nuovo capitano dell’azienda, raccolta la tradizione del padre e del nonno, e la tramandi, ma io se potessi farei il cuoco, adoro cucinare. Sarà pazzia? Meglio tornare con i piedi per terra.
  • Provo disagio verso l’idea che il mio matrimonio possa diventare come quello dei miei genitori e me ne vergogno. Quindi taccio, taccio anche il pensiero stesso, gli metto un coperchio sopra. Come andranno le cose?
  • Vorrei dire che l’americano medio è molto stupido e ignorante culturalmente, diranno che sono un comunista?
  • Vorrei dire che Mussolini ha fatto anche cose buone per l’Italia, diranno che sono un fascista?
  • Vorrei dire che la sanità e il diritto di essere curati sono inviolabili, diranno che sono un comunista?
  • Credo che l’Università sia un covo di raccomandati, politicizzati, e di nepotismo, ma come faccio a dirlo, se lo scoprono mi cacciano subito!
  • Penso che Maometto sia stata una figura importante e che la cultura araba sia piena di poeti e intellettuali meravigliosi e poco conosciuti, credo che nella religione islamica ci siano tanti elementi culturalmente validi e insegnamenti interessanti, ma andrebbe ripulita da alcuni fondamentalismi. Diranno che sono un terrorista?
  • Penso in cuor mio che chi siano molti lati oscuri e strani negli attentati dell’11 settembre? Diranno che sono uno che si lascia suggestionare da teorie visionarie?
  • Penso che Osho, nel suo delirio mistico, non sia così delirante sempre, e abbia scritto anche cose veramente interessanti e alcuni dei suoi passaggi li condivido. Diranno che sono un fedele di Osho? Oddio, cosa penseranno di me?
  • Sono un intellettuale, di sinistra, e quindi non devo fare palestra, vero?
  • Sento che vorrei fare una settimana da solo di vacanza lontano dalla famiglia, non sono più un buon padre, vero?
  • Dico che Berlusconi è stato un genio della strategia moderna, sono un filoberlusconiano?
  • Vorrei che si ripristinassero i lavori forzati e chi va in galera invece di essere un costo produca denaro per la collettività, vorrei anche che da questi lavori uno uscisse con la schiena spezzata, poca voglia di tornarci, e magari avendo appreso anche un lavoro. Sono un nazifascista?
  • Penso che si paghino troppe tasse perchè abbiamo un sacco di raccomandati che non fanno un cazzo nella pubblica amministrazione e un sacco di imprese mantenute dallo Stato, sarei quasi favorevole a una forma di sciopero fiscale controllato, o altre forme di protesta civile, per mandare a casa tutti i fannulloni che ci sono in giro e fare posto a gente che abbia voglia di lavorare. Cosa sono?
  • Credo che le università siano assediate dagli intellettuali di sinistra che non hanno mai fatto un ora di lavoro vero nella vita, padroni baroni, che lottizzano e monopolizzano tutti i reparti, e fanno entrare solo i loro amici e le puttane, clan tribali in lotta tra di loro. Perchè non c’è mai una pagina web del tipo “assumiano professori con ottime capaciutà comunicative e volonta di ricerca” nelle pagine web delle università Italiane? Perchè si entra solo per concorsi di cui tutto è già deciso prima di farli? Si può dire o sono un populista
  • La TV è il sistema ufficiale con cui il sistema culturale consumista e capitalista lobotomizza i nostri adolescenti e li riconduce nel gregge dei bravi consumatori, che faranno le loro giuste rate per il prossimo abito firmato, telefono firmato, etc… sono un comunista?
  • Penso che la PNL (NLP) sia una enorme operazione di puro marketing, i suoi fondatori – specialmente Bandler – un montato incosciente, un soggetto deprecabile, assolutamente non meritevole di essere definto terapeuta – e che quello che funziona nella PNL sia rubacchiato (ops, meglio ispirato) concettualmente da altri testi e autori, in particolare dalla Psicosintesi dello psichiatra italiano Assagioli e dalla Psicocibernetica di Maltz, e ad altri autori vari. Credo che Robbins e suoi seguaci siamo nella stragrande maggioranza degli uomini di spettacolo e non si  possano e si debbano chiamare e far chiamare formatori, e che pensano alle persone come ad un gregge di clienti.
  • Credo che tanti psicoterapeuti non sappiano assolutamente fare terapia e facciano più danni che altro, mi fa schifo la terapia breve strategica, penso sia una grande puttanata, penso che chi ha la fortuna di trovare un bravo terapeuta sia forse 1 su 100, non importa che sia o meno iscritto ad un albo. L’albo non dice un cazzo, l’iscrizione all’albo non dice proprio niente, è solo carta. Ci sono dei baristi che sono più bravi.
  • Credo che i professori delle scuole dovrebbero passare ogni anno un check-up di capacità didattica e chi non è un buon insegnante (chi non conosce le tecniche della didattica e non sa comunicare) dovrebbe essere sbattuto fuori a calci, perchè fa danni. Sono un fascistone?
  • Credo che dalla scuola superiore dovrebbero essere sbattuti fuori gli studenti che non hanno voglia di studiare, non serve a niente l’obbligo scolastico. Sono un antipedagogista?
  • Credo che quello che credo adesso non sarà quello che credo quando saprò più cose su tutto quello che non so adesso, e che cambiare idea non sia reato. Son un malato di mente dissociato?
  • Credo che dovremmo instaurare un “obbligo sociale di pulizia dalla trasmissione transgenerazionale del disagio psichico” e istituire forme di counseling e terapia obbligatoria e generalizzata, soprattutto per alcune professioni. Sono un promotore dei Gulag?
  • Credo che quello che io credo ora sia il frutto di un sacco di manipolazioni informative cui sono stato sottoposto dalla nascita, volontariamente (da alcuni media, soprattutto la RAI, e dai libri di testo scolastici, quando ero piccolo sino all’adolescenza) e dalla famiglia (involontariamente), e che sia mio compito liberarmene il più possibile e acquisire informazioni dalle fonti più varie possibile, per capire il più possibile per conto mio. La responsabilità adesso è in mano mia, non posso più incolpare nessuno.

Ve ne sono molti altri, che la mia spirale del silenzio personale mi impedisce di inserire, per paura di eccedere in trasparenza, in devianza, in sovraesposizione di quanto possano essere vasti e diversi dalla norma i pensieri umani.  In altre sedi si potrà fare.

Desidero aggiungere qualche mia riflessione personale, associandomi a questo tipo di analisi e offrendomi come soggetto:

  • Dico che Obama ha vinto anche perchè non è veramente nero, ha una nonna bianca, e il viso leggermente più da mulatto che da nero, ed è anche un bell’uomo, un buon comunicatore, ha vinto sia per le sue idee che per il volto piacevole da “nero ma non troppo nero”… sono un antidemocratico?
  • Credo che si dovrebbero proibire i film del terrore, la loro produzione e distribuzione, applicare la censura verso materiali audio e video che innescano processi di degenerazione mentale e coltivano menti deboli verso il lato più distruttivo anzichè farli crescere. Voglio la censura, e forte, su molti media. Sono un fascista?
  • Vorrei che eroina, cocaina e altre droghe fossero prescrivibili su ricetta medica, per sradicare i business sottostanti, sono un figlio dei fiori, hippy, uno favorevole alle droghe?

© Daniele TrevisaniStudio Trevisani Human Potential & Communication Research

___Nota di approfondimento e bibliografia. Fonte Wikipedia

La teoria della spirale del silenzio venne sviluppata negli anni 1970 da Elisabeth Noelle-Neumann. Questa afferma che i media, ma soprattutto la televisione, possono avere un notevole effetto di persuasione sui riceventi e quindi più in generale sull’opinione pubblica.

Questa teoria ebbe una notevole importanza nella scienza della comunicazione per la rinascita del dibattito sui poteri di persuasioni forti dei mezzi di comunicazione, in contrasto con la scuola di pensiero di un effetto debole dei mass media sul pubblico.

Definizione

La tesi centrale della spirale del silenzio è la seguente: il costante, contemporaneo, ridondante e contorto afflusso di notizie da parte dei media può col passare del tempo causare un’incapacità nel pubblico di selezionare e comprendere i processi di percezione e di influenza dei media; in questo modo verrebbe a formarsi la cosiddetta spirale del silenzio.

In questa situazione la persona singola ha il timore costante di essere una minoranza rispetto all’opinione pubblica generale. Per non rimanere isolata, la persona anche se con un’idea diversa rispetto alla massa non la mostra e cerca di conformarsi con il resto dell’opinione generale.

Nella sua ricerca, Noelle-Neumann ha dimostrato che le persone posseggono una specie di senso statistico innato, grazie al quale riescono a capire quale è l’opinione della massa e in questo modo a conformarsi con quella dominante.

I mezzi di comunicazione di massa non fanno emergere da soli la spirale del silenzio (in quanto fenomeni simili sono stati riscontrati anche in società dove non esistono i mass media) ma accentuano la paura dell’isolamento nell’uomo e quindi il processo di adattamento all’opinione generale.

Bibliografia

  • Noelle-Neumann, Elisabeth, La spirale del silenzio – Per una teoria dell’opinione pubblica. 2002 Meltemi Editore


Altri contributi ai seguenti blog:

Blog di formazione aziendale

  • Blog sul Potenziale Umano
  • Studiotrevisani’s Weblog: Blog di psicologia e comunicazione, management
  • Altre risorse:

    Comunicazione e neuroscienze: nuovi punti di contatto per potenziare le risorse personali

    Estratto sintetico dal volume: Trevisani, Daniele (2009), “Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance”, 240 p., editore Franco Angeli, Milano

    Scheda completa del volume su IBS (Internet Bookshop Italia) al link:

    http://www.ibs.it/code/9788846498625/trevisani-daniele/potenziale-umano-metodi-e.html?shop=4636

    © dott. Daniele Trevisani, www.danieletrevisani.com –estratto dal cap. 2, pag. 55-56,

    2.3. Potenziare la corteccia prefrontale sinistra

    Le neuroscienze insegnano che il cervello risponde agli stimoli con meccanismi molto simili a quelli dei muscoli: le aree usate frequentemente lavorano, si rafforzano, si “irrobustiscono”, si potenziano; le aree inutilizzate diminuiscono di tono e volume sino a divenire quasi inesistenti (chi ha avuto lunghe ingessature si è potuto rendere conto direttamente di quanto il non-utilizzo produca riduzione del volume della zona ingessata).

    Lo stesso meccanismo accade nella mente. Una sequenza di momenti positivi e sensation windows positive (SW) allena e tiene attiva la corteccia prefrontale sinistra, la cui attività si correla a emozioni positive (gioia, capacità di cogliere le positività, sensazioni, energia, coscienza)[1]. Al contrario, una sequenza di SW negative allena la corteccia prefrontale destra, maggiormente specializzata nel cogliere emozioni negative.

    Addirittura, i neuro-scienziati hanno dimostrato un effetto sull’induzione di percezione e ricordo positivo, tramite stimolazioni magnetiche dirette (repetitive transcranial magnetic stimulation) della zona orbitofrontale sinistra[2].

    In termini di coaching formativo, non volendo confondere i ruoli (le  stimolazioni tramite attrezzature biomedicali sono sfera medica), preferiamo indurre una uguale e maggiore capacità (persino più duratura) tramite apprendimento esperienziale, per vivere i goal e obiettivi positivi, generando stimoli allenanti ed esistenziali adeguati. Questi effetti non sono banali.

    Va da se che se alleniamo molto un braccio e l’altro no, avremmo degli scompensi. Così come se avessimo una gamba potente e muscolosa e un’al­tra de­bole e avvizzita, la nostra camminata sarebbe zoppicante, e l’equilibrio dell’or­ganismo si farebbe deficitario. Ogni disequilibrio fisico porta a ripercussioni negative su tutto l’apparato scheletrico e muscolare, ed ogni disequilibrio mentale a malfunzionamento del pensiero, malessere e sofferenza psichica.

    Il funzionamento ottimale dipende perciò anche dalla capacità di creare equilibri e simmetrie, e un potenziamento “stupido”, che non tenga conto degli equilibri, ma cerchi solo “potenza”, è dannoso, distruttivo.

    Lo stesso accade nella mente. Dobbiamo imparare ad allenare e stimolare la corteccia prefrontale sinistra e in generale a vivere le emozioni positive non solo in seguito ad eventi enormi (lotterie, vincite) ma anche e soprattutto in attività che altrimenti non coglieremmo. Dobbiamo programmare spazi e tempi in cui farlo. È questione di sopravvivenza.

    Disintossicare la mente non è quindi più solo arte ma anche scienza.

    È importante quindi non solo generare spazi e tempi dedicati, ma anche cogliere sensazioni positive (sensation windows), esperienze che sfuggono anche se limitate o non eterne, e il dono che ne deriva.

    La vita ci offre continuamente doni, anche se limitati.

    Per dono limitato si intende la sensazione che anche un semplice gesto o atto può portare per pochi istanti, senza pretendere che esso duri per sempre.

    Ed ancora, apprendere a cogliere energie da una capsula spaziotemporale (il dono di un frame), fa parte di nuove abilità da coltivare in sé e negli altri.

    ______

    Daniele Trevisani

    da:

    Copertina volume Il Potenziale Umano, di Daniele Trevisani
    Copertina volume Il Potenziale Umano, di Daniele Trevisani

    [1] Vedi, tra i contributi di ricerca sul tema: Davidson, R. J. (1998), Understanding Positive and Negative Emotion, in LC/NIMH conference proceedings “Discovering Our Selves: The Science of Emotion”, May 5-6, 1998, Decade of The Brain Series, Library of Congress, Washington DC.

    [2] Schutter, D. J., van Honk, J. (2006), Increased positive emotional memory after repetitive transcranial magnetic stimulation over the orbitofrontal cortex, Journal of Psychiatry and Neuroscience, Mar. 31 (2), pp. 101-104 (Department of Psychonomics, Affective Neuroscience Section, Helmholtz Research Institute, Utrecht University, Utrecht, NL).

    Recensione del volume “Regie di Cambiamento”

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    In questo volume edito da Franco Angeli, Daniele Trevisani affronta come la formazione possa diventare strumento di cambiamento reale, incisivo, opposto ad una visione burocratica o “debole” del concetto di formazione aziendale.

    Il tema delle Regie Formative e delle Regie di Cambiamento, concetto creato e sviluppato dall’autore stesso, viene esplicitato e reso chiaro attraverso una grande varietà di casi ed esempi, che spaziano dall’impresa al mondo militare, dal sociale al management.

    Secondo Trevisani, Il cambiamento positivo è il motore dell’evoluzione e riguarda ogni persona e ogni organizzazione. Il propulsore psicologico può essere un obiettivo da raggiungere, l’orgoglio, volontà, sogni e aspirazioni (motori psicologici positivi), o invece bisogno, sofferenza, necessità di rimuovere uno stato di disagio (motori psicologici negativi).

    Chiunque desidera progredire deve mettere in conto un investimento concreto, fatto soprattutto di tempo ed energie mentali, e deve apprendere a ricentrarsi verso le priorità strategiche (azioni di ricentraggio).
    Rimanere aperti a nuovi input riguarda indifferentemente la crescita personale, lo sviluppo delle aziende e delle organizzazioni, il mondo del business o quello dello sport. Nelle arti marziali, un Maestro afferma che:

    …il praticante deve cercare sempre lo sviluppo delle sue conoscenze e perfezionarle nel corso della sua evoluzione… deve vivere in una perpetua situazione di apprendistato durante la sua esistenza, perché le situazioni e i metodi evolvono costantemente .

    Secondo questa visione, il cambiamento non è quindi un “atto finito”, ma un “atteggiamento di fondo”, un “amore” verso un percorso fatto di ricerca, di curiosità per il nuovo, di attenzione al nuovo, che mette in atto un meccanismo evolutivo costante.
    Siamo sempre in qualche forma di “apprendistato” e possiamo sempre imparare qualcosa di nuovo. Tuttavia, ogni mutamento – volontario o subìto – richiede impegno e presenta un costo (tempo, energie, fatica), e molti non desiderano pagarlo o lo posticipano sino all’ultimo. Le conseguenze in questi casi non tardano ad arrivare.

    I “mostri” contro cui lottare sono tanti. Tra questi la regressione verso l’abitudine, un meccanismo involontario che porta le persone a “rintanarsi” e rinchiudersi in riti quotidiani – a volte dannosi. Il “drago” prende anche sembianze di “politico”, attua meccanismi volontari quali il boicottaggio attivo del cambiamento (cercare di bloccare il processo e gli input esterni) e frena l’evoluzione di un sistema, per puro interesse personale.
    Abbiamo ancora le resistenze ideologiche, valoriali, o i blocchi che chiunque mette in atto quando sente che altri cercano di attuare un ingresso nel proprio territorio psicologico. Ritroviamo ancora il problema delle energie per cambiare, la cui mancanza può frenare anche le migliori intenzioni. Si presenta inoltre il problema della competenza o incompetenza del consulente o formatore, chiamato ad aiutare il processo evolutivo.

    Gli ostacoli possono essere tanti. Questa è solo una breve e incompleta rassegna delle sfide che ci attendono.
    Nonostante le avversità che incontriamo, l’evoluzione è – e rimane – un fattore di sopravvivenza. In un certo senso siamo tutti “forzati del cambiamento”, costretti dall’ambiente a non fermarci, ad adattarci, a mutare, poiché il territorio fisico e sociale attorno a noi – e quello psicologico dentro di noi – cambia, è in costante evoluzione. Il movimento del terreno sul quale una persona poggia permette solo due cose: cadere, o trovare nuovi assetti ed equilibri.
    Noi ci rivolgiamo a quelli che vogliono farsi trovare pronti nelle sfide, ricercano il grounding (radicamento, sentirsi fisicamente e psicologicamente ancorati) e allo stesso tempo possiedono spirito di ricerca e si sentono diretti verso un fronte positivo, un orizzonte, e amano lottare per questo.

    Il “metodo registico” intende offrire strumenti e concetti utili a chi si occupa di cambiamento positivo e “formazione” nel suo senso più vasto, ma anche di evoluzione assertiva (guidata da principi), trasformazioni del modo di essere, di sistemi di apprendimento e di sviluppo organizzativo, e ancora di potenziale individuale, human potential e human performance, crescita e maturazione individuale o delle imprese.

    I tre soggetti-tipo cui si indirizza il metodo sono (1) chi desidera praticare un percorso di evoluzione personale con maggiore consapevolezza dei meccanismi che lo governano; (2) i clienti e ruoli istituzionali strategici coinvolti in progetti sul cambiamento, sviluppo e formazione (dirigenti, leader e manager); (3) i professionisti esterni (consulenti organizzativi, formatori, coach, allenatori e direttori di team, aziendali e sportivi) chiamati a supportare e produrre performance, ad avviare relazioni di aiuto per “cambiare le cose” e “far crescere” (una persona, una squadra, un sistema).
    Ognuna di queste persone deve essere aiutata ad acquisire le abilità e capacità fondamentali (key-learning) per far fronte a nuove sfide prioritarie (key-challenges). Cambiare e formarsi serve anche per poter affrontare le sfide.

    La realtà ci presenta (nei casi migliori) organizzazioni e persone già pronte ad un cambiamento, anche forte. Ci offre anche organizzazioni e persone restie, o persino contrarie, e che tuttavia hanno bisogno di variare il proprio assetto perché non più adeguato. Nell’uno e nell’altro caso, dobbiamo capire come poter procedere, quale strategia adottare, e come muoverci per essere efficaci.
    Nei box “cosa fare” – esposti durante il testo – evidenziamo alcuni suggerimenti operativi su vari temi che riguardano il facilitare il cambiamento, connessi agli argomenti trattati. Vediamo quindi il box seguente:

    Riflessioni operative:
    • analizzare se e quanto un soggetto (persona o sistema) possa permettersi di non cambiare, alla luce delle sfide ambientali e sociali che lo attendono, o sia invece nella necessità di dover migliorare o progredire;
    • inquadrare i key-learning (apprendimenti chiave) in risposta alle key-challenges (sfide prioritarie) che attendono la persona (o sistema organizzativo);
    • valutare quanto il soggetto (persona o sistema) sia intenzionato ad impegnarsi in un percorso di cambiamento;
    • capire quali sono i blocchi verso il cambiamento;
    • creare un clima positivo verso il percorso di cambiamento, legato ai benefits che il percorso può produrre.

    Può esistere quindi un metodo per inquadrare i bisogni di evoluzione in modo assertivo, mirato e finalizzato ad obiettivi strategici? Il volume tratta questo tema offrendo nuove prospettive a chi vede la formazione come strumento strategico e non come optional da realizzare “una tantum”.

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