Sapevi che siamo nel Colosseo, o no? La sfida del pensare come liberi lottatori.

Siamo nel Colosseo. La sfida di pensare come liberi lottatori.

Anteprima editoriale di Daniele Trevisani, dal libro in costruzione

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Nel Colosseo dell’antica Roma, la vita poteva finire in pochi secondi durante una battaglia, o portare gli schiavi alla libertà.

Siamo tutti ancora in un grande Colosseo.
Al posto di spade e pugnali, abbiamo la mente e la parola.
I nostri nemici: bugie, falsità, ignoranza, prepotenza.
Come nostri più potenti strumenti, e come ogni lottatore, è bene imparare ad usare queste armi e capire verso chi usarle veramente.
Dobbiamo lottare attivamente e non arrenderci perchè i nemici contro cui lottare sono tanti: fame dei bambini del terzo mondo, apatia occidentale, perdita di coraggio, perdita di obiettivi, sfruttamento, abbruttimento dell’essere umano, degrado dell’ambiente, perdita del lato umano e nobile della vita.
Possiamo rendere vero il futuro nel quale ci sposteremo nel pianeta liberamente, con nuovi mezzi di trasporto. Il futuro in cui l’energia sia libera e l’informazione vera. I
l futuro in cui ogni luogo del mondo sia visitabile senza mine e senza paure. In cui ogni uomo del mondo sia fratello di ogni altro uomo del mondo.
Dobbiamo conquistare la nostra libertà e batterci per i nostri sogni. Non arriveranno da soli, per magia.
Dobbiamo capire che la nostra battaglia per la libertà oggi è ancora più che mai reale. La libertà di pensare, di essere, riappropriarsi del piacere di ricercare, di costruire un nostro sogno, di pensare da uomini liberi.

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copyright Daniele Trevisani, anteprima editoriale

Allena la corteccia prefrontale sinistra… è proibito ma… fallo lo stesso…

Una parte della tua mente si sta atrofizzando e non lo sai ancora? Nuovi studi sul perchè a volte siamo tristi senza saperlo…

© Daniele TrevisaniStudio Trevisani Human Potential & Communication Research

La corteccia prefrontale sinistra (CPS) è la parte del cervello che ci aiuta a vivere le emozioni positive. E tu (mi sia pemesso questo tono confidenziale, almeno per pochi secondi)…  da quanto tempo non vivi davvero emozioni positive forti? Bella domanda vero? Spero, in cuore, da poco, ma non è da tutti. L’azienda, la famiglia, lo stress… accusiamo sempre loro, e se ci fosse un altro colpevole ben più cattivo e meglio nascosto? Le emozioni negative sono pane quotidiano. Ma questo, dicono gli studi recenti, ben più di quanto si dovrebbe.  La causa è una dieta televisiva e fimografica tutta particolare: la dieta che potenzia la CPD (Corteccia Prefrontale Destra). Adesso, per favore, seguimi Bene… molto Bene

E’ un dato scientifico, una scoperta delle neuroscienze. Con stimolazioni elettromagnetiche della zona CPS, si riesca a modificare la positività dei ricordi….  Al contrario, la corteccia prefrontale destra (CPD) elabora le emozioni negative. E allora? Tuto qui? NO. ... ti chiedo di fare un leggero zapping una di queste sere in tv, soffermati per qualche ora, su quello che danno in tv, qualsiasi film o programma in prima serata o tarda serata, ma al pomeriggio non va molto meglio… guarda le trasmissioni, quello che vuoi…  e conta… conta… renditi conto…  numericamente, conta… conta  quanto sono presenti atti come pugni, accoltellamenti, strangolamenti, tentativi di stupro, di violenza, aggressioni, spari, insulti, lotte verbali e fisiche… litigi, discussioni, conversazioni alterate, scene di sofferenza… bene… questi sono doni alla tua corteccia prefrontale destra, doni che non vuoi, pillole dopanti della CPD, ogni singolo schiaffone che vedi la attiva, ogni singolo atto di violenza, ogni singola persona che alza la voce… … quando avrai contato sarai un po più cosciente di quanto nutrimento riceve la tua CPD, così potrai meglio ringraziare per i doni che madre tv ti offre… a te a alla tua famiglia…

… bene, non è finita… siccome ciascuno di questi stimoli neuronali viene elaborato dalla corteccia prefrontale destra, essa risponde ai principi di supercompensazione (Sindrome Generale di Adattamento), in pratica si potenzia, come fanno i muscoli, si ipertrofizzano le connessioni, i circuiti neurali si amplificano, e giorno dopo giorno diventiamo sempre più bravi a percepire emozioni negative… e meno quelle positive. Oggi per far contento un adolescente non basta uno scooter, un giubbino da 200 euro, un cellulare con fotocamera da 3 megapixel, serve sempre di più, perchè il disagio è dentro…

Da dove viene allora? Un adolescente è stato anche bambino, e la maggior parte dei contenuti nei film, persino i film per bambini o adolescenti (Harry Potter, cartoni animati, etc.) ha una trama ansiogena per molti soggetti,  numerose scene sono talmente ansiogene da stimolare paure e attivare la CPD…

… ogni stimolo che allena la tua corteccia prefrontale destra la potenzia… la fortifica… la tiene pronta, affinchè tu sia sempre pieno di disagio, uno stato di lieve paura… di sottile ansia.. di .. chiamiamolo… malessere, si, un malessere di cui non capisci bene il perchè, uno stato di cui ti chiedi da dove viene…

… e allora… per quale motivo ti senti spesso giù di morale senza capire perchè?

Facciamo una metafora? Il meccanismo ha molto a che fare con un fenomeno fisico, un semplice fenomeno neurologico e biologico: sei come uno cui sia costantemente applicato un elettrostimolatore al braccio destro mentre gli viene immobilizzato il braccio sinistro… e questo per mesi e anni… pensi sia possibile sollevare qualcosa con il braccio fermo da anni? Lo stesso vale per la nostra corteccia prefrontale sinistra atrofizzata.

Impossibile essere felice se la tua parete cerebrale deputata viene costantemente sotto-alimentata, e quelle negativa iper-nutrita di stimoli.  

Ma come.. è la prima volta che senti queste cose, anche se sono così importanti? Questione di Spirale del Silenzio, ne ho parlato in un post specifico http://potenzialeumano.wordpress.com/2009/08/11/la-spirale-del-silenzio-in-azienda-e-non-solo/

La disuassefazione richiederà tempo, il Potenziale Umano nella sua piena espressione richiede liberazione dai veleni mentali, e non riguarda solo i bambini, ma le intere società, incluse le nostre aziende che si nutrono di libri idioti (…  i 10 facili trucchi per… etc)… insomma, se si mangia “veleno per il sistema nervoso” per tanti anni non è strano sentire qualche fastidio allo stomaco… se si nutre la CPD giorno dopo giorno, non è strano sentirsi spesso a disagio, in ansia o in sottili stati di tensione immotivata, che non capisci da dove vengano…

… Il problema è con cosa sostituire il “veleno digitale” e come farlo… ma non possiamo trattarlo qui e adesso… serve troppo tempo…e  ho troppo poco tempo adesso… posso solo dire che servono attività fisiche, sport, buone conversazioni (non sul tema dei cellulari o di reality) e tanto altro, ma devo andare a fare un pò di boxe, sai… sono anni che mi intossicano senza saperlo…  devo cercare di buttare fuori questo veleno…

Ps. se sei daccordo magari fai clic sulla manina sul pollice alto del link del sito che ospita questo articolo…  così il tema sale di popolarità e se ne parla un pò di più…

Approfondimenti scientifici ed estratti sintetici dal volume:

Trevisani, Daniele (2009), “Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance”, 240 p., editore Franco Angeli, Milano

Scheda completa del volume su IBS (Internet Bookshop Italia) al link:

http://www.ibs.it/code/9788846498625/trevisani-daniele/potenziale-umano-metodi-e.html?shop=4636

 

©: dott. Daniele Trevisani, www.studiotrevisani.it –estratto dal cap. 2, pag. 55-56,

Le neuroscienze insegnano che il cervello risponde agli stimoli con meccanismi molto simili a quelli dei muscoli: le aree usate frequentemente lavorano, si rafforzano, si “irrobustiscono”, si potenziano; le aree inutilizzate diminuiscono di tono e volume sino a divenire quasi inesistenti (chi ha avuto lunghe ingessature si è potuto rendere conto direttamente di quanto il non-utilizzo produca riduzione del volume della zona ingessata).

Lo stesso meccanismo accade nella mente. Una sequenza di momenti positivi e sensation windows positive (SW) allena e tiene attiva la corteccia prefrontale sinistra, la cui attività si correla a emozioni positive (gioia, capacità di cogliere le positività, sensazioni, energia, coscienza). Al contrario, una sequenza di SW negative allena la corteccia prefrontale destra, maggiormente specializzata nel cogliere emozioni negative.

Addirittura, i neuro-scienziati hanno dimostrato un effetto sull’induzione di percezione e ricordo positivo, tramite stimolazioni magnetiche dirette (repetitive transcranial magnetic stimulation) della zona orbitofrontale sinistra.

In termini di coaching formativo, non volendo confondere i ruoli (le stimolazioni tramite attrezzature biomedicali sono sfera medica), preferiamo indurre una uguale e maggiore capacità (persino più duratura) tramite apprendimento esperienziale, per vivere i goal e obiettivi positivi, generando stimoli allenanti ed esistenziali adeguati. Questi effetti non sono banali.

Va da se che se alleniamo molto un braccio e l’altro no, avremmo degli scompensi. Così come se avessimo una gamba potente e muscolosa e un’al­tra de­bole e avvizzita, la nostra camminata sarebbe zoppicante, e l’equilibrio dell’or­ganismo si farebbe deficitario. Ogni disequilibrio fisico porta a ripercussioni negative su tutto l’apparato scheletrico e muscolare, ed ogni disequilibrio mentale a malfunzionamento del pensiero, malessere e sofferenza psichica.

Il funzionamento ottimale dipende perciò anche dalla capacità di creare equilibri e simmetrie, e un potenziamento “stupido”, che non tenga conto degli equilibri, ma cerchi solo “potenza”, è dannoso, distruttivo.

Lo stesso accade nella mente. Dobbiamo imparare ad allenare e stimolare la corteccia prefrontale sinistra e in generale a vivere le emozioni positive non solo in seguito ad eventi enormi (lotterie, vincite) ma anche e soprattutto in attività che altrimenti non coglieremmo. Dobbiamo programmare spazi e tempi in cui farlo. È questione di sopravvivenza.

Disintossicare la mente non è quindi più solo arte ma anche scienza.

È importante quindi non solo generare spazi e tempi dedicati, ma anche cogliere sensazioni positive (sensation windows), esperienze che sfuggono anche se limitate o non eterne, e il dono che ne deriva.

La vita ci offre continuamente doni, anche se limitati.

Per dono limitato si intende la sensazione che anche un semplice gesto o atto può portare per pochi istanti, senza pretendere che esso duri per sempre.

Ed ancora, apprendere a cogliere energie da una capsula spaziotemporale (il dono di un frame), fa parte di nuove abilità da coltivare in sé e negli altri.


Vedi, tra i contributi di ricerca sul tema: Davidson, R. J. (1998), Understanding Positive and Negative Emotion, in LC/NIMH conference proceedings “Discovering Our Selves: The Science of Emotion”, May 5-6, 1998, Decade of The Brain Series, Library of Congress, Washington DC.

Schutter, D. J., van Honk, J. (2006), Increased positive emotional memory after repetitive transcranial magnetic stimulation over the orbitofrontal cortex, Journal of Psychiatry and Neuroscience, Mar. 31 (2), pp. 101-104 (Department of Psychonomics, Affective Neuroscience Section, Helmholtz Research Institute, Utrecht University, Utrecht, NL).

©: dott. Daniele Trevisaniwww.studiotrevisani.it –estratto dal cap. 2, pag. 55-56,


Altri contributi ai seguenti blog:

Blog di formazione aziendale

  • Blog sul Potenziale Umano
  • Studiotrevisani’s Weblog: Blog di psicologia e comunicazione, management
  • Altre risorse:

     

     

     

    Potere personale di agire, di pensare, di provare: la lotta per la liberazione della Semiosfera

    Potere personale di agire, di pensare, di provare: la lotta per la liberazione della Semiosfera (autore: Daniele Trevisani)

    Certe anime sono come spugne.

    Non si riesce a spremerne nulla

    se non quello che hanno assorbito dagli altri.

    Kahlil Gibran (da Scritti dell’ispirazione, traduzione di E. Dornetti, Feltrinelli)

    Se la parola potere personale significa qualcosa, questo non è associabile solo a denaro o materia, oggetti piccoli o grandi, ma ha molto a che fare con il potere di decidere in autonomia cosa pensare, che priorità darsi o non darsi, cosa leggere, come vivere, cosa inserire nel proprio piano di vita. Le aziende e in generale qualsiasi gruppo si “impregnano” di concetti e ne lasciano l’odore sugli abiti di chi vi transita, e si finisce per abituarsi ad osservare non più con i propri occhi.

    Provate ad esaminare una vostra giornata, anche quella di oggi o di ieri. Chiedetevi da quali pensieri dominanti ha avuto. Quali preoccupazioni sono state attive e vive in me?. Chiedetevi anche quali enormità di possibili altre idee o pensieri, attività e progetti, non ne sono stati parte. ad esempio: quante ore o minuti avete dedicato alla meditazione? Probabilmente poco o niente, se non abbiamo assorbito dagli altri una sensibilità per la meditazione. Quanto abbiamo dedicato al fare shopping? Quanto a lavorare? Quanto alle relazioni cui veramente teniamo?

    Ed ancora: quanto al nostro benessere spirituale? Quanto al nostro benessere fisico e al potenziamento del corpo? Quanto al nostro desiderio di conoscenza?

    Quanta parte di questa giornata è stata – chiamiamola così – “amministrativa” (nel senso di amministrare l’esistente), e quanta invece “di ricerca”, dedicata ad esplorare curiosità, idee, progetti, o fermarsi un attimo a chiedersi in che direzione vogliamo vada la vita?

    Procedere verso la liberazione del potenziale, significa anche coltivare uno stile di vita diverso, o portare avanti un nostro sogno veramente costruttivo e non obbligato da altri

    E allora, quanta attività mentale di questa giornata è frutto di pensiero autonomo?

    Quanta materia grigia sprecata… riflettiamoci, quanto spazio neuronale viene occupato da cose che ci sono entrate senza che noi lo volessimo? Se vi dico “Sharon Stone”,  “Microsoft”, “Spider Man”, “Superman”,  “Armani”, “Audi o “BMW”, “Coca Cola”, sapete cosa sono? Avete numerosi neuroni e sinapsi dedicati a memorizzare questi nomi e questi brand, ma siete sicuri di averlo voluto voi? O ne siete stati in qualche modo contagiati?

    La Semiosfera (sfera di significati, così definita dalla scienza semiotica)[1] è qualcosa che ci circonda, ci avviluppa. Bene, è venuto il tempo di entrare anche in altre sfere e decidere di quali significati nutrirsi, senza respirare a forza l’aria di una camera chiusa.

    Un primo piccolissimo passo fattibile è andare in una biblioteca o libreria, e iniziare a sfogliare o acquistare qualche volume in qualche area che non abbiamo mai coltivato. Poi possiamo provare nuove musiche mai prima ascoltate, musiche etniche di ogni dove, o ancora fare ricerca in internet su concetti partendo da una enciclopedia, finché qualcosa non ci sollecita. Questo tanto per allenarci. Poi – e non è facile ma nemmeno impossibile – possiamo trasferire questa attitudine verso il progetto di rimettere mano allo stile di vita e di pensiero, alla Semiosfera attuale, e costruircene una un pò più nostra, un pò più autonoma, un pò più decisa e meno subìta.

    L’autonomia del pensiero libero è qualcosa che va allenato, anche con piccoli atti e gesti.

    Il pensiero autonomo è la possibilità di interessarsi e conoscere anche e soprattutto concetti e idee “altri” rispetto a ciò che la cultura (praticamente, o di fatto) obbliga a conoscere. Ad esempio, posso decidere di non voler sapere niente di reality show e loro personaggi, e farmi una cultura comparativa sulle diverse arti marziali, o sulle religioni, o su diverse medicine psicosomatiche e modi di curare il corpo. Posso fare moltissimo, se sviluppo un pensiero autonomo, sempre e comunque rispettando il principio di orientare queste energie verso fini positivi e costruttivi.

    Questo pensiero autonomo è largamente dipendente dal monitor interiore.

    Migliorando la qualità e precisione del monitor interiore è possibile aumentare il potere personale.

    Ricordiamo che il monitor interiore è in sostanza un sistema di autodiagnosi, di lettura di se stessi e di ciò che siamo veramente, del nostro stato e condizione.

    Il monitor interiore scansiona in continuazione le nostre capacità fisiche, psicologiche, creative, culturali e professionali, i valori della cultura nella quale siamo inseriti, e li mette a confronto con le nostre aspirazioni. Spesso finisce per reprimerle. Rare volte, lancia un lasciapassare, un semaforo verde. Il problema, come abbiamo notato, è che questo monitor non è preciso. Ci dice se possiamo provare o non provare un’azione o un’idea sulla base di letture distorte, ci dice se e cosa è giusto o sbagliato o verrà accettato o meno dagli altri soprattutto sulla base della cultura dominante (qualsiasi essa sia).

    Più siamo in grado di tarare con efficacia questo monitor e ripulirlo da incrostazioni, più siamo in grado di sviluppare il nostro potenziale e il potere individuale. Una provocazione può essere utile. Qual è il tuo VO2 max attuale. Quale potresti invece raggiungere se ti allenassi bene e progressivamente?

    Se non sai cosa è il tuo VO2 max, è perché questo concetto è fuori dalla tua Semiosfera. Bene. Questo dato indica la tua capacità aerobica, è “quasi” un indicatore della tua forza vitale fisica, della tua resistenza fisica. Potresti concetti, opinioni e significati associati a “parole” come Obama, Berlusconi, sapere cosa è Google o Nokia, o avere una tua teoria sulla morte di Lady Diana, magari sapere tutto di un certo gruppo musicale, e niente del tuo parametro vitale più importante? Bene, non fartene una colpa. Neanche io lo sapevo. Il tuo e il mio monitor interiore sono stati allenati a conoscere e misurare concetti diversi da quelli che ti servono davvero. I parametri che a te e a me farebbe comodo misurare sono altri. È ora di riprendersi in mano le redini del gioco.

    Il VO2 max è solo una piccola provocazione. Potrei chiederti se hai valutato…. se ti sembra dare più benefico in termini di rilassamento… praticare Tai Chi, Pranayama, o Dao-Shi. Tu potresti guardarmi storto. Chiaramente, bisogna che questi ed altri concetti legati alle tecniche del benessere personale siano entrati nella tua Semiosfera, per poter dare una risposta. E non solo. Bisogna che siano diventati azione: essere andati a fare una lezione di prova di tutte e tre le diverse discipline. Ciò che non è nella Semiosfera personale non entra neanche nell’azione personale: non si agisce se non all’interno dei mondi che si conoscono. Più che mai, quindi, la conoscenza diventa libertà di azione.

    Ed ancora: se uno ti chiedesse quale è il tuo livello di stress in questo momento della vita, e quanto è vicino o lontano dalla tua soglia ottimale, se sei in fase di overreaching o di stallo, e ti chiedesse un numero tecnico scientifico, non una sola impressione. Cosa gli diresti? Come tutti, non sapresti da che parte sbattere la testa, andresti a tentoni, su un parametro vitale corrispondente ai giri del motore e ai giri massimi che un motore può sopportare. Le lancette del contagiri di una qualsiasi macchina ce l’hanno. Noi no, se non in termini vaghi, impressionistici, imprecisi. Perché?

    Un altro indicatore del fatto che la nostra Semiosfera è ricca di porcherie e povera di significati e conoscenza che ci servirebbe veramente.

    Il nostro potere personale sta nel riprendere in mano i contenuti della nostra Semiosfera personale, lavorarla, metterci dentro quello che è utile, buttare fuori l’inutile. È ora di lottare, è ora di battersi per questi concetti, per noi e per tutte le persone cui teniamo, e per una umanità più libera e pulita.

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    Autore dell’articolo: Daniele Trevisani, Studio Trevisani, Copyright riservato per anteprima editoriale. Articolo riproducibile e divulgabile solo con autorizzazione scritta dell’autore. E’ autorizzato riprodurre parti dell’articolo citando la fonte e il il link dell’indirizzo web dell’articolo



    [1] Approfondimento: Il termine venne coniato da Juri Lotman, semiologo russo Jurij Michajlovič Lotman (1922 -1993), capofila della cosiddetta scuola di Tartu, in Estonia, ispirato dai termini di Vernadskij: biosfera e noosfera e propose quello di semiosfera. La nozione si ispira al concetto di biosfera per indicare lo spazio di significati in cui è virtualmente immerso ciascun sistema linguistico. La Semiosfera è il terreno in cui avviene la genesi, lo scambio e la ricezione di ogni informazione, in essa circolano testi, simboli, oggetti di consumo, modi di vestire, di parlare, di pensare..

    Vedi anche

    Hoffmeyer, Jesper. Signs of Meaning in the Universe. Bloomington: Indiana University Press. (1996)

    Kull, Kalevi. “On Semiosis, Umwelt, and Semiosphere”. Semiotica vol. 120(3/4), pp. 299-310. (1998)

    Lotman, Yuri M. “O semiosfere”. Sign Systems Studies (Trudy po znakovym sistemam) vol. 17, pp. 5-23. (1984)

    Witzany, Guenther. “From Biosphere to Semiosphere to Social Lifeworlds.” In: Guenther Witzany, “The Logos of the Bios 1”, Helsinki, Umweb. (2006)

    Non sottometterti

    Le performance potenziali che una persona può esprimere sono bloccate da due sistemi di filtri o gatekeepers (letteralmente, chi decide chi passa o no dal cancello): i filtri interiori e i filtri esterni.

    I filtri interiori comprendono credenze dannose, abitudini sbagliate, lacune formative e di competenze. I filtri interiori possono essere trattati, il viaggio verso l’emancipazione è difficile ma possibile.

    I filtri esterni sono decisamente più ostili e refrattari, poiché coincidono con intere culture e comportamenti, che poi ritroviamo in persone specifiche e detentori di potere. Possiamo identificare questi ultimi come ostacoli sostanzialmente sociali.

    blocchi-interni-esterni

    Spieghiamoci con qualche esempio: se una persona ha un buon potenziale come studioso e ricercatore ma non conosce i metodi di studio ottimali (blocchi interiori), possiamo allenarlo, fornirgli competenze per studiare meglio, e le sue prestazioni scolastiche o universitarie aumenteranno. Ma se un ricercatore eccellente viene bloccato perché sbatte contro un blocco esterno, esempio il sistema universitario è clientelare, dominano i raccomandati e la politica (e non il merito), le sue performance saranno di fronte ad un enorme muro, un cancello altissimo. Il sistema non offre spazi per le sue performance, e le uniche alternative sono autoridursi o andare altrove. Ed infatti la fuga di cervelli dalle aziende o da intere nazioni – Italia tra le prime – è un fenomeno noto e drammatico.

    In azienda, possiamo avere manager di buon potenziale, desiderosi di crescere, e fornire loro strumenti tramite la formazione e il coaching. Tuttavia, se la direzione aziendale non ha spirito di ricerca, è chiusa, ignorante, non premia il merito, o le idee, vi sarà ben poco spazio per esprimersi.

    Un atleta può allenarsi con enorme impegno e volontà, diventare forte, capace, ma se il suo allenatore non gli offre (o peggio gli preclude volontariamente) le occasioni agonistiche giuste, rimarrà nell’ombra.

    In ogni organizzazione può accadere che gli High Potential (persone di alto potenziale) – risorse preziose e linfa vitale – diventino persino problemi, rischi da eliminare, qualcuno che diventi un potenziale futuro concorrente ai potenti di adesso, qualcuno che “fa ombra” agli attuali leader. Da risorse diventano pericolo per il sistema, materiale umano che va sistematicamente truffato, riempito di bugie, preso in giro, fatto attendere, deviato, ridotto, ammutolito, depotenziato, circoscritto, perimetrato, osservato come pericolo, castrato.

    Un piccolo suggerimento: se vivete in un sistema che vi amputa, non lasciatevi amputare. Trovate i vostri spazi di espressione.

    Daniele Trevisani

    1.11. Raggiungere obiettivi

    1.11.     Raggiungere obiettivi

    Energie e capacità mettono le persone in grado di dirigersi verso i propri obiettivi o scopi, siano essi già inquadrati come progetti con un output preciso, o semplici idee ispiratrici, ancora non definite o ben focalizzate.

    I tre grandi piani di lavoro (energie personali, competenze, obiettivi), sono variabili tecniche, ma dietro ad esse si trova uno sfondo umanistico enorme, dalle grandi implicazioni, che vogliamo esaminare.

    Ottenere risultati e tagliare i propri traguardi è un tema importante per l’individuo, per un gruppo (team sportivo, team aziendale), e per un’intera organizzazione o azienda, persino per una nazione o l’intera umanità.

    La quantità di implicazioni psicologiche che si ritrovano dietro ai risultati, tuttavia, è impressionante. Solo chi li ha faticati in prima persona è consapevole dello sforzo, delle energie mentali e motivazionali spese per attività che apparivano, a prima vista, banali o puramente tecniche.

    A volte non sono gli obiettivi ad essere difficili, ma le persone.

    Ad esempio, la prestazione in un esame dipende sia dalla conoscenza della materia (aspetto tecnico) ma anche dalla capacità di gestire emozioni, ansia e attesa, essere comunicativi e mentalmente presenti (componente psicologica), e questa è ben più difficile da affrontare che non lo studio di una materia.

    Anche nello sport, vincere una partita prevede la capacità di creare un team vincente, lavorare ai climi psicologici del gruppo, sostenere le individualità, creare uno spirito di squadra. Chi dimentica questo perde.

    Lo sanno bene le nazionali forti che possono subire sconfitte pesanti e umilianti anche da squadre di paesi semisconosciuti, se affrontano l’impe­gno con “sufficienza”, o si trovano nella condizione psicologica sbagliata, mentre gli avversari sono iper-motivati e affamati di vittoria.

    Anche in azienda il fuoco della motivazione e della passione, e le qualità mentali, fanno la differenza: un progetto davvero innovativo prima si pensa, poi vi si investe. La qualità del pensiero viene prima.

    Una distinzione fondamentale consiste nel riconoscere che esiste una matrice di obiettivi, e questa parte da risultati molto focalizzati (micro-goal, come rimanere positivi nei vari momenti di un’attività, anche se impegnativa), passa per obiettivi più ampi (es.: gestire bene un progetto cui teniamo), sino a salire agli obiettivi esistenziali (Life Objectives), come il bisogno di vivere a pieno la vita, e la ricerca della felicità.

    In ciascuno di questi stadi vi sono catene da spezzare e cose da imparare.

    Secondo questa visione, vivere pienamente significa ben più che esistere.

    Questo ha ripercussioni non piccole sul concetto stesso di performance e di potenziale umano. Come sostiene Oscar Wilde:

     

    La cosa più difficile a questo mondo? Vivere! Molta gente esiste, ecco tutto

    (Oscar Wilde).

     

    Quindi, fissiamo immediatamente un concetto: si possono ottenere performance senza lavorare sul potenziale umano seriamente (es.: doping, o comprare un risultato) ma questo non ci interessa, non è il nostro fine. Anzi, questi pseudo-risultati sono il polo negativo, il male, le bugie, le false promesse, ciò da cui vogliamo stare lontani.

    Il lavoro che ci apprestiamo a fare infatti è quello allenante, preparatorio, formativo, costruttivo, il dare forma (Modeling) al potenziale e alle prestazioni tramite un lavoro serio, fatto di continuità, tecnica, strategia, sudore.

    Due elementi fondamentali di una prestazione umana sono: (1) gli scopi (obiettivi) e (2) il loro grado di raggiungimento (nullo, intermedio, totale).

    Rispetto agli scopi, ci concentriamo soprattutto su quelle prestazioni o performance che hanno un senso di contributo, di liberazione, di espressione, di emancipazione. In altre parole, le prestazioni non solo meccaniche.

    Rispetto al grado di raggiungimento, consideriamo che esso sia una funzione strettamente dipendente dal tipo di potenziale raggiunto (dalla persona, dal team, dall’organizzazione), e che per l’eccellenza bisogna lavorare sulla crescita strutturale più che sui risultati immediati. È la nostra visione.

    È più importante insegnare ad un atleta a gestirsi, a non bruciarsi, ad avere una carriera e una vita, a trovare equilibri, che non spremerlo e gettarlo per una singola gara o stagione.

    Lo stesso per avere manager e professionisti preparati in azienda: stiamo o no creando un sistema che li formi, una palestra di formazione aziendale? Se non abbiamo un programma serio in merito, non lamentiamoci se dovremo richiamare i pensionati. In ogni squadra seria si coltiva un vivaio e un settore giovanile, e questo vale anche in azienda. Molti vogliono risultati senza investire, e spremono l’azienda, ma non fanno crescere le persone.

    Ancora una volta, vogliamo lavorare alle condizioni che permettono di ottenere i risultati quando li desideriamo, senza attendere manna dal cielo o la fortuna.

    Il nostro approccio considera le performance vere non solo come atti tecnici, ma espressioni di libertà, applicazioni di una volontà emancipata di andare oltre, di scegliere (Free Will), un concetto che sta entrando finalmente nella letteratura anche manageriale:

     

    La libera volontà è l’abilità di un agente di selezionare un’opzione (comportamento, oggetto, etc.) da una serie di alternative[1].

     

    Nei capitoli successivi passeremo in rassegna numerosi dettagli tecnici sui quali lavorare per una formazione e coaching analitici e in profondità.

    Non dimentichiamo però lo spirito di fondo, che è sempre quello di un messaggio positivo, ciò che un padre vuole trasmettere ad una figlia, o figlio, o al prossimo, rispetto alle energie e alla vita: ogni volta che ti svegli, pensa positivamente a cosa fare di buono oggi. Ogni volta che vai a dormire, rivedi le cose buone accadute, sensazioni positive che avresti dato per scontato. Poi, pensa a cosa ti piacerebbe fare di buono domani, cosa ti renderà felice, che contributo puoi dare a te e agli altri, in cosa puoi applicarti bene. Fai cose che ti daranno energie, riduci quelle che ti impoveriranno spiritualmente e fisicamente.

    Non lasciarti spegnere. Ogni volta che sei triste chiediti se la tristezza ti merita o se puoi dirottare le tue energie verso qualcosa di positivo.

    Ogni volta che guardi avanti cerca il bene, e quando ti guarderai indietro sarai orgogliosa di te. Questo è rendere omaggio al dono di esistere.

    Agire, provarci, in modo da potersi guardare indietro con senso dell’onore, è luce, un bisogno che traspare in ogni storia vera, in ogni cultura umanistica e spirituale, come si intravede bene in questa testimonianza dagli Indiani d’America:

     

    “Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento,

    il cui respiro dà vita a tutte le cose.

    Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza,

    lasciami camminare nella bellezza,

    e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto.

     

    Fa che le mie mani rispettino la natura in ogni sua forma

    e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce.

    Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo.

    Aiutami a rimanere calmo e forte di fronte a tutti quelli che verranno contro di me.

    Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia.

    Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri.

    Aiutami a trovare la compassione

    senza la opprimente contemplazione di me stesso.

     

    Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello,

    ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso.

    Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto.

    Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto,

    il mio spirito possa venire a te senza vergogna”.

     

    Preghiera per il Grande Spirito,

    Tatanka Mani (Bisonte che Cammina) (1871-1967)


    [1] Mick, D. Glen (2008), Degrees of Freedom of Will: An Essential Endless Question in Consumer Behavior, Journal of Consumer Psychology, 18 (1), 17-21.

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    Copyright, dal Volume: “Il Potenziale Umano”

    Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance

    Matrix

    Dal film “Matrix”

    Morpheus: Matrix è ovunque, è intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’ avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità
    Neo: Quale verità?
    Morpheus: Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri sei nato in catene. Sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha muri, che non ha odore. Una prigione, per la tua mente