Video e articolo – Il Potere della Comunicazione

il potere della comunicazione 1

Il Potere della Comunicazione. Video didattico gratuito di formazione aziendale per la comunicazione professionale, a cura di: Dr. Daniele Trevisani

  • Ci sono persone la cui capacità di comunicazione e persuasione ha cambiato la storia del pianeta. Non i loro soldi, non i loro beni materiali, ma la loro capacità di comunicazione allo stato puro. Persone partite dal nulla.
  • In qualsiasi ambiente umano, interpersonale, turistico, commerciale, lavorativo, sociale, le persone ricevono flussi di comunicazione 1) da parte degli ambienti e 2) da parte delle persone.

Immaginiamo questo flusso come una somma di segnali di fiducia o segnali di sfiducia. Il bilancio tra i due determina il successo della comunicazione. E spesso si tratta di dettagli estremamente sottili che sfuggono al controllo consapevole ma non alla percezione subliminale del ricevente.

  1. Le persone accettano solo messaggi che non si infrangono contro la loro barriera di credenze e valori radicati.
  2. I codici comunicativi usati devono riuscire a penetrare questa barriera.
  3. Occorre una grande capacità di adattamento e ricerca del codice comunicativo giusto per i target. Entrare in relazione con i bisogni del target determina il successo della comunicazione.
  4. La fiducia dipende dai segnali deboli che emettiamo a livello personale. La risonanza dei segnali deboli si amplifica all’intera persona e all’intera organizzazione e gruppo a cui questa persona viene associata.
  5. La cura persona e l’immagine che arrivano al cliente dipendono da “scelte” e non sono frutto del caso. Dipendono da “attenzioni” e non sono frutto del caso. Queste attenzioni devono passare dalle “regole preconfezionate” ad una forma di “sensibilità personale aumentata”

In questo mondo noi abbiamo un compito particolare, renderci conto che possiamo trasmettere messaggi che alimentano fiducia anziché distruggerla, formare le persone sulla comunicazione, non dare per scontato che le persone automaticamente siano dotati di competenze comunicative ottimali.

Anzi, spesso queste capacità comunicative, così forti nel bambino, si degradano e di deteriorano con il passare del tempo, sino ad arrivare ad adulti incapaci di esprimere veramente emozioni o messaggi chiari, e persino incapaci di dialogare con se stessi.

Esprimere professionalità significa comunicare passione e non essere freddi, al contrario di tutto quello che finora avete sentito dire. Le persone fredde non sentono niente o non lo dimostrano e nessuno vuole avere a che fare con una persona a cui di te non frega niente, tu stesso non lo vuoi, o no?

La reputazione si costruisce sulla base della difesa della parola, la difesa dei valori in cui crediamo, la difesa delle credenze positive che possono aiutare veramente le persone.

  • Testo copyright a cura di Dr. Daniele Trevisani http://www.danieletrevisani.com – estratto con modifiche dall’autore dai volumi
  • “Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita” http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=100.748 e (link su IBS) http://www.ibs.it/code/9788856839128/trevisani-daniele/strategic-selling-psicologia.html
  • “Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d’acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management” http://www.ibs.it/code/9788846428448/trevisani-daniele/psicologia-marketing-comunicazione.html

(c) Dr. Daniele Trevisani, http://www.danieletrevisani.com Formazione Avanzata e Ricerca

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Comunicazione e neuroscienze: nuovi punti di contatto per potenziare le risorse personali

Estratto sintetico dal volume: Trevisani, Daniele (2009), “Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance”, 240 p., editore Franco Angeli, Milano

Scheda completa del volume su IBS (Internet Bookshop Italia) al link:

http://www.ibs.it/code/9788846498625/trevisani-daniele/potenziale-umano-metodi-e.html?shop=4636

© dott. Daniele Trevisani, www.danieletrevisani.com –estratto dal cap. 2, pag. 55-56,

2.3. Potenziare la corteccia prefrontale sinistra

Le neuroscienze insegnano che il cervello risponde agli stimoli con meccanismi molto simili a quelli dei muscoli: le aree usate frequentemente lavorano, si rafforzano, si “irrobustiscono”, si potenziano; le aree inutilizzate diminuiscono di tono e volume sino a divenire quasi inesistenti (chi ha avuto lunghe ingessature si è potuto rendere conto direttamente di quanto il non-utilizzo produca riduzione del volume della zona ingessata).

Lo stesso meccanismo accade nella mente. Una sequenza di momenti positivi e sensation windows positive (SW) allena e tiene attiva la corteccia prefrontale sinistra, la cui attività si correla a emozioni positive (gioia, capacità di cogliere le positività, sensazioni, energia, coscienza)[1]. Al contrario, una sequenza di SW negative allena la corteccia prefrontale destra, maggiormente specializzata nel cogliere emozioni negative.

Addirittura, i neuro-scienziati hanno dimostrato un effetto sull’induzione di percezione e ricordo positivo, tramite stimolazioni magnetiche dirette (repetitive transcranial magnetic stimulation) della zona orbitofrontale sinistra[2].

In termini di coaching formativo, non volendo confondere i ruoli (le  stimolazioni tramite attrezzature biomedicali sono sfera medica), preferiamo indurre una uguale e maggiore capacità (persino più duratura) tramite apprendimento esperienziale, per vivere i goal e obiettivi positivi, generando stimoli allenanti ed esistenziali adeguati. Questi effetti non sono banali.

Va da se che se alleniamo molto un braccio e l’altro no, avremmo degli scompensi. Così come se avessimo una gamba potente e muscolosa e un’al­tra de­bole e avvizzita, la nostra camminata sarebbe zoppicante, e l’equilibrio dell’or­ganismo si farebbe deficitario. Ogni disequilibrio fisico porta a ripercussioni negative su tutto l’apparato scheletrico e muscolare, ed ogni disequilibrio mentale a malfunzionamento del pensiero, malessere e sofferenza psichica.

Il funzionamento ottimale dipende perciò anche dalla capacità di creare equilibri e simmetrie, e un potenziamento “stupido”, che non tenga conto degli equilibri, ma cerchi solo “potenza”, è dannoso, distruttivo.

Lo stesso accade nella mente. Dobbiamo imparare ad allenare e stimolare la corteccia prefrontale sinistra e in generale a vivere le emozioni positive non solo in seguito ad eventi enormi (lotterie, vincite) ma anche e soprattutto in attività che altrimenti non coglieremmo. Dobbiamo programmare spazi e tempi in cui farlo. È questione di sopravvivenza.

Disintossicare la mente non è quindi più solo arte ma anche scienza.

È importante quindi non solo generare spazi e tempi dedicati, ma anche cogliere sensazioni positive (sensation windows), esperienze che sfuggono anche se limitate o non eterne, e il dono che ne deriva.

La vita ci offre continuamente doni, anche se limitati.

Per dono limitato si intende la sensazione che anche un semplice gesto o atto può portare per pochi istanti, senza pretendere che esso duri per sempre.

Ed ancora, apprendere a cogliere energie da una capsula spaziotemporale (il dono di un frame), fa parte di nuove abilità da coltivare in sé e negli altri.

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Daniele Trevisani

da:

Copertina volume Il Potenziale Umano, di Daniele Trevisani
Copertina volume Il Potenziale Umano, di Daniele Trevisani

[1] Vedi, tra i contributi di ricerca sul tema: Davidson, R. J. (1998), Understanding Positive and Negative Emotion, in LC/NIMH conference proceedings “Discovering Our Selves: The Science of Emotion”, May 5-6, 1998, Decade of The Brain Series, Library of Congress, Washington DC.

[2] Schutter, D. J., van Honk, J. (2006), Increased positive emotional memory after repetitive transcranial magnetic stimulation over the orbitofrontal cortex, Journal of Psychiatry and Neuroscience, Mar. 31 (2), pp. 101-104 (Department of Psychonomics, Affective Neuroscience Section, Helmholtz Research Institute, Utrecht University, Utrecht, NL).

Franz Falanga, a Proposito della Comunicazione (categoria: comunicazione politica)

Un libro interessante per riflettere sui linguaggi della comunicazione, al di la e oltre la politica. L’efficacia della comunicazione è correlata alla capacità di individuare i linguaggi efficaci, e questo vale per ogni target audience: aziendale, politica, sociale.

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Falanga sembra concentrarsi in particolare su una visione critica della comunicazione “di sinistra”, con una prospettiva di critica interna, fatta appunto “da sinistra” (ma il lettore potrà giudicare di persona le posizioni politiche espresse, disinguendole dalla analisi dei meccanismi comunicativi).

L’autore individua correttamente diversi errori comunicazionali, ad esempio, secondo l’autore la comunicazione di sinistra entra in difficoltà non appena viene accusata di “fare un comizio” (p. 71), tende ad andare fuori tema, ad uscire dalla pista comunicazionale, e “finire nell’angolo”. Il problema, come fa notare l’autore, non è tanto il “fare il comizio”, quanto la fierezza e l’orgoglio nel perseguire le proprie posizioni. La parola “comizio” ha subito negli ultimi anni una rivoluzione linguistica, che la ha portata da momento nobile di esposizione fiera delle proprie idee, a momento di percepita falsità e tentativo di manipolazione. Questo e altri meccanismi, se non smontati, rischiano di creare trappole e tranelli comunicativi.

L’autore ragiona inoltre su alcuni sottilissimi meccanismi conversazionali che avvengono nel dialogo politico, altrettanto venefici se non compresi. Ad esempio (p, 75), nelle trasmissioni televisive di dibattito politico, quando un esponente chiama l’esponente avverso”fratello mio”, questa mossa conversazionale può connotare intenzioni di non belligeranza e amicizia, ma finisce per trasmettere una sottile percezione di inferiorità dell’altro (si tratta infatti di un messaggio che in analisi transazionale verrebbe chiamato “top-down”, dall’alto al basso, da genitore a bambino).

E, molto spesso, l’incontro o dibattito televisivo tra personaggi di centro-destra e di centro-sinistra tende a trasformarsi in un incontro tra linguaggi semplificati e più comprensibili, contro linguaggi più intellettuali e meno comprensibili.

Queste e numerose altre riflessioni sono riassunte in 30 concetti chiave, con passaggi ben articolati, che, a mio parere, costituiscono spunti di riflessione interessanti sia per la comunicazione politica (di ogni schieramento) che per la comunicazione persuasiva (problema chiave in ogni operazione aziendale).

La conclusione di questo discorso ruota attorno alla “persona”. Ci riporta al bisogno di formazione e di lavoro sulle identità dei comunicatori (come espone l’autore nel principio 28: “riaddestrarsi alla fierezza, convincersi su basi oggettiva della prporia fierezza, esercitarla senza mezze misure).

Il mio parere di professionista, nel leggere le riflessioni di Falanga, non fa che confermare un dato: la comunicazione è una disciplina, e chi ne fa una professione non può sfuggire. Per aumentare le capacità di comunicazione serve consapevolezza e training, una capacità indispensabile in un teatro bellico-comunicazionale in cui, mai come ora, le competenze personali “forano” gli schermi e convincono, e le incompetenze ed indecisioni personali devastano in pochi secondi qualsiasi idea, magari in se intrinsecamente buona, quando mal comunicata.