Autorealizzazione. Da Maslow ad oggi, riflessioni brevi su un concetto ampio

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Dalla fogna in su, dalla fogna in giu. Dallo spiccare il volo, all’uscire dalla cloaca.

Il Concetto di autorealizzazione sta cambiando. Negli anni 50 riguardava la ricerca del proprio pieno potenziale partendo da una situazione di “normalità” dove te la potevi giocare, e se ti impegnavi ogni cosa era possibile. Oggi è diventata riuscire almeno a vivere e sopravvivere. Riuscire a tirare fuori la testa dalla fogna e potere almeno vedere una luce, e non, come in passato, spiccare un salto dalla strada al cielo. Triste no? Ma non finisce qui. Non può finire qui. E qui non finirà.

In corsa verso il lavoro, in corsa scappando dal lavoro, in cerca disperata di lavoro, in stati di apatia da mancanza di lavoro, in stress da iperlavoro. Non esiste più il concetto di equilibrio. O si lavora 10-12-14 ore al giorno, o si è quasi disoccupati. Parlo degli artigiani e delle partite iva. Parlo di chi la crisi la vive.

Altri a distanza di pochi metri non conoscono nemmeno il senso della parola Crisi. Non la vivono, lo stipendio arriva ogni mese, paga lo Stato, ma si dimentica che lo Stato prende ogni Euro che paga dalle attività produttive, inclusi gli euro che formano una partita di giro (le tasse sugli stipendi pubblici, soldi che entrano da una parte ed entrano dall’altra). In Grecia anche i dipendenti pubblici hanno avuto a che fare con la Crisi e hanno capito che la Crisi butta in strada anche loro.

Per cui, l’autorealizzazione vista come “IL POSTO FISSO” è una pura illusione. Nessun posto è fisso. L’unica certezza è quello che sai e sai fare, quello nessuno te lo può togliere. Il resto si. Su quale dei due lati ci concentriamo? Tutto è studiato per farti paura e tenerti zitto, farti tacere, non farti parlare. Tutto deve essere appiattito come nei regimi comunisti e nazisti, vietato emergere, vietato essere. Vietato vivere.

Scatta quindi l’ansia. In ansia per l’Agenzia delle Entrate che ti chiede di giustificarti per come fai a sopravvivere se hai la partita iva, trattando chi lavora da una vita come il peggiore dei disonesti. Alcuni non reggono, chiudono, altri – i più deboli – si suicidano. Suicidio di Stato, un reato grave se realizziamo che non esiste alcuna forma di empatia per chi è in crisi e prova a risollevarsi, e più è in crisi più gli viene chiesto di dare ancora ed ancora fino ad annullarsi. Altri, i più giovani, in cerca di fuga all’estero, alla ricerca del mito, in volo con una laurea o tanta voglia di essere, di esprimersi, in un paese più accogliente, e se sei un giovane pieno di voglia e di ideali, sarebbe bello poterlo fare nel tuo paese. Altri che lavorano già, in attesa disperata della pensione per poter smettere di obbedire ad ordini, a leader insediati da una politica che non capiscono, stanche di vivere in istituzioni piene di parole sensa senso, stanchi di vivere in un Ente Pubblico se cerchi meritocrazia.

Non riesci più a fidarti del tuo Stato e del tuo Paese, e se guardi fuori è peggio. Appena accendi il telegiornale, impaurito dal terrorismo islamico, capisci che questo non si fermerà, diventa paura di transitare in una stazione, paura di salire in autobus o in treno, di salire in aereo, di essere derubato da un Rom, e questo diventa paura del futuro se hai un bambino o dei figli, la paura che esca di casa e qualche immigrato impazzito dalla differenza tra le aspettative e la realtà che trova, gli tagli la gola, o qualche giovane ubriaco e fatto di droghe sintetiche lo stenda senza neanche accorgersene. Potrei continuare per pagine e pagine a descrivere la situazione contemporanea dell’adulto.

Credo che l’autorealizzazione vera sia cercare di esprimere se stessi nonostante tutto questo,  vivere momenti di gioia nonostante tutto questo, andare avanti nella ricerca di un contributo all’umanità nonostante tutto questo. Non parlo di nascondersi dalla verità e dalla realtà. Parlo di guardarla in faccia come si guarda in faccia un avversario sul ring. E stare sul ring senza paura.

Cercare lo stato di flusso o flow nonostante tutto questo scenario di rabbia e di ansia è assolutamente eroico. E’ eroico alzarsi e lottare per ciò in cui si crede anzichè lasciarsi avviluppare dalla paura.

Essere se stessi oggi significa non arrendersi all’apatia e alla paura.

In “Verso una psicologia dell’essere” Maslow (1968, p. 105) ci descrive il concetto di Flusso: “…un episodio o un’improvvisa ondata, in cui tutte le potenzialità di una persona scorrono insieme in modo particolare, orientato all’obiettivo ed intensamente gratificante, nel quale la persona è più integrata e meno scissa, più aperta all’esperienza, maggiormente mossa dalla sua specifica natura o disposizione, più spontanea ed espressiva, più pienamente funzionante, più creativa, umoristica, ego-trascendente, meno dipendente dai suoi istinti più bassi, ecc. In questi momenti l’individuo diventa più pienamente se stesso, più forte nella realizzazione delle sue capacità, più vicino all’essenza del suo essere, più pienamente umano…

Un augurio sincero perchè ognuno di noi possa vivere la vita, possa lottare per i propri valori e ideali sul ring della vita vissuta, con forza e coraggio, sempre.

Daniele Trevisani, Formatore, Scrittore, Ricercatore sul Fattore Umano, Mentor www.danieletrevisani.com

La Compensazione Simbolica (recensione del volume)

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Il libro “La Compensazione Simbolica” di Giorgio Mambretti (Uno Editori) scritto in collaborazione con il centro “CRIDOMH” (Centro di Ricerche Indipendenti Dell’Origine delle Miserie Umane) è arrivato dopo una serie di studi effettuati dall’autore sulle cause dell’evoluzione delle diverse patologie, attraverso lo studio della medicina alternativa conosciuta come Nuova Medicina Germanica, fondata dal medico tedesco Ryke Geerd Hamer (nel 1999 la pubblicazione del suo primo libro “La medicina Sottosopra” dedicato proprio a questo argomento specifico).

Secondo Mambretti non esiste una “medicina alternativa” bensì approcci diversi ai problemi dei malati: la medicina ufficiale si occupa dei sintomi per studiarne i meccanismi, altre discipline, come l’agopuntura, l’omeopatia ecc…studiano gli scompensi energetici della persona, il “terreno della persona” e molti altri aspetti che la compongono e ne fanno parte attiva che non possono essere trascurati; lui stesso riferisce in un’intervista che ha sviluppato un approccio esplorativo verso la malattia, con uno sguardo e una curiosità diversa, chiedendosi perché un sintomo compare in un determinato momento della vita di una persona e non in un altro.

Secondo l’autore, l’apparizione di un sintomo non ha niente a che vedere con il “caso”, ma ha una causa e un senso ben preciso.

Questo concetto offre una conferma fondamentale alla base della psicosomatica.

L’ipotesi che la malattia abbia dunque una base psicosomatica con una prima fase psico-cerebrale ed una seconda fase biologica che produce il sintomo è fondamentale per capire come intervenire, curare e prevenire.

Nel libro l’autore riporta molti “casi esempio” di varie situazioni accomunate da una “simbologia” che scaturisce come compensazione di fatti accaduti e non metabolizzati, per fare capire al lettore questa sorta di “compensazione simbolica”, come dice il titolo stesso, per comprendere le dinamiche dei fatti e delle conseguenze che ne derivano.

Il linro è diviso in 3 “Quaderni”:

  • 1) nel primo viene descritto “il cervello strategico”, praticamente vengono illustrate le zone del cervello che regolano l’equilibrio psicosomatico dell’individuo e la correlazione di queste zone con le aree del corpo dove si sviluppano le malattie ed il vissuto emotivo che precede l’apparizione della patologia;
  • 2) nel secondo Quaderno l’autore entra nel meccanismo operativo della compensazione simbolica nelle sue diverse forme, nelle quali possiamo riconoscerla, poiché in ogni situazione spiacevole il cervello strategico attua una compensazione che fa da “contrappeso” per ritrovare il proprio equilibrio;
  • 3) il terzo Quaderno è dedicato completamente alle compensazioni simboliche “organiche”, cioè che avvengono nel nostro corpo quando si manifesta una malattia.

Il libro affronta un nuovo modo di interpretare alcune dinamiche che ci accadono, imparando ad ascoltarsi meglio ed andando a fondo alle problematiche personali che magari in un primo momento si vorrebbero solo mettere da parte e dimenticare, non pensando che poi, se non vengono risolte, verranno compensate in qualche altro modo.

Per chi si approccia per la prima volta a questi concetti, il libro, risulterà entusiasmante, promettente, curioso, a seconda di come viene recepito, ciò che conta è la sua capacità di lasciare molte porte aperte e curiosità.

Per chi ha già dimestichezza con altri scritti, come ad esempio quelli di metamedicina di C. Rainville, la terapia verbale della Dott.ssa Mereu, ed altri approcci di terapie complementari, si tratta di una visione comprensibile e di nuovi interessanti spunti per comprendere meglio determinati segnali e l’aspetto secondo il quale verrebbero compensati con diverse modalità a livello inconscio.

Le ripercussioni operative sono importanti. Secondo il ricercatore Daniele Trevisani,

Il paziente viene quindi trattato da una sola angolazione, mentre il problema andava aggredito con una sinergia di strumenti diversi. Ancora una volta, l’obiettivo che ci si pone dipende dalla conoscenza degli strumenti, e viceversa la conoscenza di nuovi strumenti permette di vedere nuovi obiettivi. Se il medico possedesse skills di medicina psicosomatica, probabilmente la sua prescrizione sarebbe diversa, più sinergica tra intervento biochimico e intervento sullo stile di vita del paziente. Gli interventi multi-strumento e il “fuoco incrociato” permettono di affrontare meglio le situazioni complesse.

Dobbiamo decidere se amare lo strumento o amare il cliente, adottare strumenti o prendere in carico il cliente. La presa in carico del cliente o la presa in carico del problema deve essere la preoccupazione morale. L’acquisizione degli strumenti diventa la preoccupazione professionale (Trevisani, 2005, Regie di Cambiamento)

Nel corso dei millenni, la figura del medico si mantiene, sostanzialmente, collegata a quella del saggio, del sacerdote. Oggi la figura del medico è scissa da quella dello psicologo, ma arriverà probabilmente una necessaria congiunzione. La medicina pitagorica, aveva già ricercato le analogie tra l’uomo e l’universo, tra il microcosmo e il macrocosmo e aveva concepito la malattia come una rottura dell’equilibrio dell’organismo, come una sorta di “perduta armonia” tra queste due forze. Questo libro ci offre nuovi spunti per recuperare questa dimensione perduta.

Recensione a cura di:

Liza Zanella, Scuola di Coaching Step www.stepconsapevole.it