Il “Flusso” (flow) e la “Zona”: incroci di emozioni e stati d’animo in cui tutto sembra fluire

Capitolo in omaggio dal volume Self Power: Psicologia della Motivazione e delle Performance, di Daniele Trevisani, dedicato al tema fondamentale che porta le persone e i team ad una condizione speciale, in cui si generano alte performance e allo stesso tempo benessere e piacere: Il “Flusso” (flow) e la “Zona”: incroci di emozioni e stati d’animo in cui tutto sembra fluire.

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Self-Power. Psicologia della Motivazione e Performance – cap 9 – Flow, il Flusso

copertina e quarta self power

Rivista di Comunicazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Formazione

Comunicazione e formazione nel punto venditaformazione aziendalemaster in coachingformazione comunicazione crescita personale

Crescita Personale e Formazione

Capitolo in omaggio

Videocorsi gratuiti (tema del mese: psicologia del marketing e comunicazione, vendita consulenziale)

Area Formazione

Riflessioni

Gli articoli più letti del mese

Rivista a cura di: dott. Daniele Trevisani, Formatore Senior, Fulbright Scholar University of Florida – www.danieletrevisani.com (english) www.studiotrevisani.it (italiano)

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Video e articolo – Il Potere della Comunicazione

il potere della comunicazione 1

Il Potere della Comunicazione. Video didattico gratuito di formazione aziendale per la comunicazione professionale, a cura di: Dr. Daniele Trevisani

  • Ci sono persone la cui capacità di comunicazione e persuasione ha cambiato la storia del pianeta. Non i loro soldi, non i loro beni materiali, ma la loro capacità di comunicazione allo stato puro. Persone partite dal nulla.
  • In qualsiasi ambiente umano, interpersonale, turistico, commerciale, lavorativo, sociale, le persone ricevono flussi di comunicazione 1) da parte degli ambienti e 2) da parte delle persone.

Immaginiamo questo flusso come una somma di segnali di fiducia o segnali di sfiducia. Il bilancio tra i due determina il successo della comunicazione. E spesso si tratta di dettagli estremamente sottili che sfuggono al controllo consapevole ma non alla percezione subliminale del ricevente.

  1. Le persone accettano solo messaggi che non si infrangono contro la loro barriera di credenze e valori radicati.
  2. I codici comunicativi usati devono riuscire a penetrare questa barriera.
  3. Occorre una grande capacità di adattamento e ricerca del codice comunicativo giusto per i target. Entrare in relazione con i bisogni del target determina il successo della comunicazione.
  4. La fiducia dipende dai segnali deboli che emettiamo a livello personale. La risonanza dei segnali deboli si amplifica all’intera persona e all’intera organizzazione e gruppo a cui questa persona viene associata.
  5. La cura persona e l’immagine che arrivano al cliente dipendono da “scelte” e non sono frutto del caso. Dipendono da “attenzioni” e non sono frutto del caso. Queste attenzioni devono passare dalle “regole preconfezionate” ad una forma di “sensibilità personale aumentata”

In questo mondo noi abbiamo un compito particolare, renderci conto che possiamo trasmettere messaggi che alimentano fiducia anziché distruggerla, formare le persone sulla comunicazione, non dare per scontato che le persone automaticamente siano dotati di competenze comunicative ottimali.

Anzi, spesso queste capacità comunicative, così forti nel bambino, si degradano e di deteriorano con il passare del tempo, sino ad arrivare ad adulti incapaci di esprimere veramente emozioni o messaggi chiari, e persino incapaci di dialogare con se stessi.

Esprimere professionalità significa comunicare passione e non essere freddi, al contrario di tutto quello che finora avete sentito dire. Le persone fredde non sentono niente o non lo dimostrano e nessuno vuole avere a che fare con una persona a cui di te non frega niente, tu stesso non lo vuoi, o no?

La reputazione si costruisce sulla base della difesa della parola, la difesa dei valori in cui crediamo, la difesa delle credenze positive che possono aiutare veramente le persone.

  • Testo copyright a cura di Dr. Daniele Trevisani http://www.danieletrevisani.com – estratto con modifiche dall’autore dai volumi
  • “Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita” http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?CodiceLibro=100.748 e (link su IBS) http://www.ibs.it/code/9788856839128/trevisani-daniele/strategic-selling-psicologia.html
  • “Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d’acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management” http://www.ibs.it/code/9788846428448/trevisani-daniele/psicologia-marketing-comunicazione.html

(c) Dr. Daniele Trevisani, http://www.danieletrevisani.com Formazione Avanzata e Ricerca

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Aree di interesse e servizi  (Areas of Interes & Services) – Studio Trevisani Consulenti Aziendali

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Video e articolo. La Componente Umana nella Vendita

La Componente Umana nella Vendita e nella Comunicazione Professionale

video-formazione-vendite-comunicazione-umana-corsi-vendita

  • La Comunicazione Umana per una buona Formazione Vendite
    Video di formazione gratuito sulla formazione per la comunicazione, per la comunicazione nella vendita, il punto vendita, la comunicazione, la formazione vendite.
  • Video di formazione gratuito sulla formazione per la comunicazione, per la comunicazione nella vendita, il punto vendita, la comunicazione, la formazione vendite
    I corsi di comunicazione efficace, i corsi di vendita e la formazione vendite, i corsi di leadership, saltano spesso il lato più delicato della Comunicazione Umana e offrono scorciatoie proposte come tanto “miracolose” quanto false.

Nella formazione vendite occorre mettere al centro il fattore umano, le sue capacità di percezione anche dei segnali deboli, la sua autenticità e verità, e non la finzione.

Occore stimolare la capacità di trovare lo stato mentale che permette di aprire le porte della comunicazione buona, efficace, attenta, assertiva. La formazione vendite che offre regole magiche ti sta prendendo in giro.
Occorre passare dalle regolette preconfezionate e vendute come facili ad uno studio serio della comunicazione umana, e ripercorrere alcuni passaggi fondamentali della comunicazione efficace tra esseri umani.

Esponiamo qui alcuni principi di saggezza e suggerimenti che possono aiutarci nella formazione per la comunicazione, la formazione vendite, la formazione per la leadership, e la comunicazione umana in generale.

  1. Mai dare per scontato che la comprensione sia automatica.
  2. Quando due persone sono a contatto visivo l’una con l’altra, si genera un flusso ininterrotto di scambi comunicativi, sia tramite voce che tramite segnali non verbali (occhiate, posture, gesti corporei, abbigliamento e accessori).
  3. Il linguaggio non verbale trasmette soprattutto le emozioni, il contenuto linguistico soprattutto i dati. Occorre impegnarsi ad essere chiari e precisi quando necessario.
  4. Anticipare l’incomprensione studiando gli interlocutori. Facciamo uno sforzo per adattare la comunicazione, come facciamo già con anziani, bambini, e persone diverse da noi
  5. Comunicazione polisensoriale. Una comunicazione che colpisce più sensi ha maggiori probabilità di generare effetti e sensazioni
  6. Dialogare con il cliente non significa esporre, ma condividere, fare domande, coinvolgere, creare empatia, capire il non detto
  7. Linguaggio del corpo, body language. Potenziare l’espressività. Ciò che percepiamo dal linguaggio del corpo risulta più “vero” delle parole. Le posture e comportamenti qualificano la percezione che abbiamo degli altri e il giudizio non detto che ne abbiamo.
  8. Abbigliamento, accessori, abiti di scena, creano un insieme di segnali che possono creare fiducia o sfiducia
  9. Comunicare dati o comunicare emozioni. Ogni informazione che presentiamo a livello interpersonale contiene una metainformazione, espone il nostro stato emotivo, come ci sentiamo in quel momento
  10. L’identità vera, sentita, prima o poi emerge, non bisogna fingere ma puntare ad essere autentici, veri, onesti con se stessi e con gli altri
  11. Accettare i difetti altrui e comunicare anche con persone che non sono esattamente come le vogliamo noi. Sarebbe troppo facile comunicare con una persona “perfetta”, serve invece la capacità di comunicare con persone diverse da noi e varie, uno stretching comunicativo forte e che ci mette in grado di cambiare contesto e ambiente rimanendo efficaci. Essere flessibili nella comunicazione.
  12. Le atmosfere comunicano, esistono strati della comunicazione “non detta” e climi che pesano più delle parole.
  13. I climi comunicativi possono far stare bene o far ammalare.
  14. Un messaggio, così come il cibo, può essere nutriente o tossico.

– Copyright Dr. Daniele Trevisani http://www.danieletrevisani.com

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Video e articolo: Psicologia del Marketing, Comunicazione e Vendita. Applicazioni per il Punto Vendita

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Psicologia del Marketing, Comunicazione e Vendita. Applicazioni per il Punto Vendita

  • Video didattico gratuito sulla formazione vendite per il punto vendita, la comunicazione per il punto vendita, le strategia comunicative, la formazione vendite.

10 regole fondamentali per la Comunicazione Polisensoriale, sia nella comunicazione generale che nelle specificità di Psicologia del Marketing e della Comunicazione nel punto vendita

  • Un punto vendita emette costantemente “segnali” ai quali il cliente è sensibile, e anche se non li coglie coscientemente, li percepisce in modo subliminale. La formazione vendite per il punto vendita deve sensibilizzare alla percezione di questi segnali deboli, e non dare regole preconfezionate e inutili.
  • Ogni ambiente turistico o commerciale può essere esaminato e diagnosticato per migliorarlo e ottimizzarne il marketing e le esperienze del cliente
  • Alcuni segnali alimentano la fiducia e altri segnali alimentano la sfiducia. Un punto vendita andrebbe osservato con gli occhi di un cliente e non con quelli di chi lo gestisce Le informazioni utili non sono quelle che servono alla logistica interna ma quelle che il cliente vorrebbe davvero trovare.
  • Dobbiamo distinguere chiaramente quello che fa bene al punto vendita da quello che ci è comodo personalmente ma magari disturba la comunicazione e la funzionalità del punto vendita.

Le trascuratezze sono inaccettabili, soprattutto quando fanno emergere trascuratezza o scarsa professionalità.

Cosa curare: Illuminazione, ambientazione del prodotto, valorizzazione visiva, sviluppo di format visivi, emersione del prodotto, ambientazione scenica del prodotto, movimentazione percettiva del punto vendita, qualità della comunicazione umana.

L’intervento umano può essere limitato ma deve essere molto professionale, creare valore aggiunto e non diventare peggiorativo per l’esperienza del cliente

  • Al centro di tutto si colloca l”esperienza del cliente” (Customer Experience) che determina la sua intenzione di acquisto
  • Occorre ripulire qualsiasi forma di inquinamento visivo, climi comunicativi negativi, inquinamenti olfattivi, gestione dell’attenzione sui punti di criticità positiva e curiosità, in grado di destare interesse e coinvolgimento sensoriale

Osservare il cliente, cosa ci dice il suo comportamento? Cosa ci dicono le sue espressioni? E’ un punto vendita che fa stare bene o fa venire voglia di uscire prima possibile? E’ in grado di attrarre “intrinsecamente” al di la dei prodotti che vi sono esposti?

  1. Le atmosfere acustiche del punto vendita devono essere coordinate e possono generare dissonanza (fastidio) o piacere (coinvolgimento positivo), stimolare l’acquisto o ridurlo
  2. Gli ambienti olfattivi possono essere ingegnerizzati, odori e fragranze possono essere naturali o immessi e influenzano il subconscio del cliente. Possiamo ingegnererizzare le fragranze ambientali
  3. Esiste una Drammaturgia del Punto Vendita e una Scenografia del Punto vendita, in grado di generare stati emotivi positivi
  4. Il personale ha un carico comunicazionale determinante per generare atmosfere positive nel punto vendita, oppure può distruggerlo. Un litigio tra membri del personale può rompere l’atmosfera di fiducia che è il fattore fondamentale che lega il cliente all’azienda

L’effetto finale di una “Ingegneria percettiva” è applicare la Psicologia del Marketing e della Comunicazione per determinare esperienze vere, positive, migliorative

Voler essere un riferimento positivo è una visione possibile e motivante per chiunque opera sul mercato

  • Testo rielaborato dal’autore, sulla base del volume “Psicologia di Marketing e Comunicazione“, Franco Angeli Editore
  • Testo Copyright a cura di Dr. Daniele Trevisani http://www.danieletrevisani.com

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Video e articolo – Il Potere della Comunicazione

  • Video didattico gratuito di formazione per la comunicazione professionale

il potere della comunicazione 1

Il Potere della Comunicazione

Abstract dei contenuti

  • Ci sono persone la cui comunicazione ha cambiato la storia del pianeta. Non i loro soldi, non i loro beni materiali, ma la loro capacità di comunicazione allo stato puro. Persone partite dal nulla.
  • In qualsiasi ambiente turistico, commerciale, lavorativo, sociale, le persone ricevono flussi di comunicazione 1) da parte degli ambienti e 2) da parte delle persone.

Immaginiamo questo flusso come una somma di segnali di fiducia o segnali di sfiducia. Il bilancio tra i due determina il successo della comunicazione. E spesso si tratta di dettagli estremamente sottili che sfuggono al controllo consapevole ma non alla percezione subliminale del ricevente.

Le persone accettano solo messaggi che non si infrangono contro la loro barriera di credenze e valori radicati. I codici comunicativi usati devono riuscire a penetrare questa barriera. Occorre una grande capacità di adattamento e ricerca del codice comunicativo giusto per i target. Entrare in relazione con i bisogni del target determina il successo della comunicazione.

  • La fiducia dipende dai segnali deboli che emettiamo a livello personale. La risonanza dei segnali deboli si amplifica all’intera persona e all’intera organizzazione e gruppo a cui questa persona viene associata.
  • La cura persona e l’immagine che arrivano al cliente dipendono da “scelte” e non sono frutto del caso. Dipendono da “attenzioni” e non sono frutto del caso. Queste attenzioni devono passare dalle “regole preconfezionate” ad una forma di “sensibilità personale aumentata”

In questo mondo noi abbiamo un compito particolare, renderci conto che possiamo trasmettere messaggi che alimentano fiducia anziché distruggerla, formare le persone sulla comunicazione, non dare per scontato che le persone automaticamente siano dotati di competenze comunicative ottimali. Anzi, spesso queste capacità comunicative, così forti nel bambino, si degradano e di deteriorano con il passare del tempo, sino ad arrivare ad adulti incapaci di esprimere veramente emozioni o messaggi chiari, e persino incapaci di dialogare con se stessi.

Esprimere professionalità significa comunicare passione e non essere freddi, al contrario di tutto quello che finora avete sentito dire. Le persone fredde non sentono niente o non lo dimostrano e nessuno vuole avere a che fare con una persona a cui di te non frega niente, tu stesso non lo vuoi, o no?

La reputazione si costruisce sulla base della difesa della parola, la difesa dei valori in cui crediamo, la difesa delle credenze positive che possono aiutare veramente le persone.

Testo copyright a cura di Dr. Daniele Trevisani http://www.danieletrevisani.com – estratto con modifiche dall’autore dai volumi

(c) Dr. Daniele Trevisani, http://www.danieletrevisani.com  Formazione Avanzata

Materiali e risorse su temi di:

  • Formazione per la comunicazione
  • Formazione vendite e training di vendita
  • Strategic selling e corsi di vendita
  • Solutions selling
  • Formazione aziendale per le vendite, la negoziazione, la comunicazione professionale
  • Formazione per la Leadership
  • Coaching Umanistico
  • Coaching Strategico

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Approfondimenti sui corsi di Comunicazione Professionale realizzati dallo Studio:

• Formazione Vendite Attiva: come lavoriamo •
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Ricchezza e accesso ai repertori di esperienze

energie mentalienergie mentalirepertorio di esperienze

Articolo Copyright. Estratto dal volume Il Potenziale Umano, di Daniele Trevisani – www.studiotrevisani.it – www.danieletrevisani.com

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I repertori di esperienze sono il bacino del vissuto, la memoria dell’azio­ne passata, di successi o progetti portati a termine, ma anche di fallimenti elaborati e compresi, sulla quale poggia la nostra realtà interiore.

Sapere di aver svolto un compito o compiti similari in precedenza aiuta a svolgere una nuova performance o scalare una difficoltà superiore.

Ampiezza e profondità sono i due fattori principali che caratterizzano il repertorio di esperienze personali. L’ampiezza di repertorio consiste nella numerosità e nella diversificazione delle esperienze personali.

La consapevolezza di possedere repertori di esperienza ampi è positiva e si traduce in maggiore sicurezza di sé: sapere di avere esperienze e skills, essere consapevoli di poter far emergere i tools necessari anche a fronte di imprevisti e cambi di scenario. Aver già fatto una “cosa” aiuta a farne altre.

Alcuni training in campo manageriale o sportivo si basano sulla job rotation per accrescere i repertori di esperienze e la spendibilità professionale su più fronti. Ruotare compiti e ruoli è impegnativo, ma arricchisce ed è utile.

Per un direttore marketing è certamente un arricchimento avere esperienze di logistica, di vendita, di post-vendita, di controllo di gestione. Queste esperienze collaterali permettono di potersi muovere con maggiore consapevolezza dell’organizzazione complessiva, e con maggiore destrezza quando entrano in campo le relazioni interne aziendali.

In campo sportivo, la tecnica similare consiste nell’allenamento su più discipline (allargamento dei repertori trasversali), ma anche nell’accrescimento dei repertori intra-disciplinari, es. per un pugile imparare a combattere con stile difensivo (parate e schivate), stile aggressivo (sempre avanti), stile S-R (stimolo-risposta: reazione solo successiva all’azione dell’avversario), e altri stili. Avere più stili invece di essere “inchiodati” ad uno solo è ricchezza.

Per un calciatore questo modello formativo può significare giocare in ruoli diversi per capire come ci si sente e come si vedono le cose da quel punto di vista. Es.: per un attaccante, giocare in difesa; per un tiratore di rigori provare a mettersi dall’altra parte, parare rigori e vedere le cose da quel punto di osservazione.

Questo arricchisce le possibilità per l’atleta di cambiare la propria strategia e non lo costringe ad un unico modo di operare.

La profondità di repertorio è correlata al numero di volte con cui un’esperienza è stata vissuta (esperienza ripetuta più volte), alla profondità con cui gli schemi motori e mentali sono posseduti, interiorizzati, e sono entrati a far parte di un patrimonio personale permanente.

Un repertorio ristretto e poco profondo porta ad una bassa consapevolezza di autoefficacia, e quindi a scarse energie mentali.

Un repertorio ampio è profondo è l’obiettivo di un percorso professionale di lungo periodo, e sviluppa energie mentali elevate.

L’accessibilità psicologica del repertorio è una variabile ulteriore. Alcune persone riescono a costruire da ogni esperienza un mattone in più per salire in alto. Altri invece si trovano costantemente nella condizione mentale della “prima volta” e non riescono a capitalizzare il passato, come se un reset continuo della coscienza delle proprie esperienze e del proprio valore li costringesse sempre a sentirsi inadeguati o impreparati.

L’accessibilità a repertori di prossimità (vicini, simili, ma non esattamente quelli abituali) è altrettanto fondamentale. Un pallavolista potrebbe trovarsi a giocare per la prima volta a beach tennis e considerarsi inadeguato o impreparato, senza rendersi conto che oltre l’80% delle competenze necessarie sono già in suo possesso: velocità, scatto, senso del campo e della posizione, capacità di saltare, di concentrarsi, percezione di oggetti in movimento veloce.

Con poca esercitazione specifica questa nuova disciplina può essere dominata senza sforzo. Lo stesso vale per un passaggio da arti marziali diverse, tra imprese di settori merceologici diversi, tra organizzazioni diverse.

Fare perno sulle dinamiche comuni e scoprirle accelera le performance e l’apprendimento. Se questo viene riconosciuto ci si può concentrare meglio sulle diversità reali e apprendere ciò che serve, ciò che manca.

Questo fenomeno è assolutamente determinante anche nella leadership, infatti chi ha avuto esperienza di direzione di team (in qualsiasi campo) può portare questa esperienza in altri campi, in altri settori, senza enorme sforzo, oppure pensare che la sua preparazione sia invece assolutamente vincolata al settore di partenza (es.: informatico, turistico, sportivo, militare) e vedersi inadeguato a dirigere team in altri comparti. Un errore autolimitante.

Questo limiterà molto le sue possibilità, mentre un atteggiamento di maggiore consapevolezza sul fatto di essere già in possesso di abilità nel people management apre le strade a opzioni positive, acquisire le nozioni che servono, e andare avanti, ovunque vi siano ambiti di people mana­gement.

Un coach professionale dovrà cogliere queste situazioni e aiutare il soggetto a produrre empowerment dal passato, rafforzare la consapevolezza del repertorio realmente posseduto e darne piena accessibilità per le sfide attuali.

La ricchezza del repertorio di esperienze passate non è ancora sufficiente.

Un lavoro di empowerment dovrà occuparsi anche del suo ampliamento.

I repertori di esperienze si arricchiscono tramite diverse modalità. Ne citiamo alcune tra le più significative:

    • prova ed errore diretto: passare attraverso l’errore, provare, tentare, è spesso la modalità più efficace per scoprire la strada giusta, arricchita dalla guida di un mentor o tutor che evitino di danneggiarsi eccessivamente e aiutino a raccogliere feedback e apprendere dall’esperienza;
    • affiancamento ed osservazione: analisi del comportamento altrui. Questa tecnica non costruisce uno schema psicomotorio permanente (non è sufficiente osservare qualcuno per far entrare completamente una abilità) ma ne rende più facile la comprensione e l’assimilazione;
    • active training: le tecniche di formazione attiva (active training) – tra cui il role playing e la simulazione, i giochi e i test, i project work e la realizza­zio­ne di progetti – attivano l’apprendimento basato sull’esperienza e si pre­figgono di creare repertori di vissuto pratico, ai quali il soggetto possa attingere concretamente nello svolgimento della performance;
    • esperienza sintetica: attività di training psicologico che utilizza la visualizzazione mentale. Esempio, in campo sportivo, rivedere mentalmente l’a­zione, o ripercorrere una gara mentalmente allenandosi a rilevare gli er­rori in ogni sua fase, o nel basket, praticare mentalmente e visualizzarsi in tiri al canestro sempre migliori. L’unione di training reale e training men­tale ha prodotto in condizioni sperimentali effetti superiori al solo alle­na­mento, in diverse discipline. Utilizzata in campo manageriale, la tecnica di visualizzazione può essere utilizzata per rivisitare un evento quale la riunione, una presentazione in pubblico, una vendita, e altre attività;
    • auto-osservazione: osservarsi, rivedersi all’opera, poter ricevere feedback sul lavoro svolto, è uno strumento importante. L’osservazione può es­sere praticata su materiali registrati o audiovisivi, ed è fondamentale un la­voro di feedback sincero da parte del coach, oltre alle autoanalisi svolte dal cliente.

Un insieme di tecniche convergenti, ad esempio le tecniche di preparazione mentale per lo sportivo[1], unite a tecniche di derivazione manageriale, sono certamente in grado di amplificare e dare risalto ai serbatoi di esperienze di ciascuno.

Principio:

    • Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:
    • l’individuo non possiede esperienza sulla performance o azioni similari, e questa mancanza viene giudicata insostenibile, anziché come stimolo per apprendere;
    • l’individuo non ha consapevolezza di poter attingere risorse di esperienza non uguali ma simili (empowerment), poter utilizzare con successo conoscenze ed esperienze vicine ma non esattamente collimanti;
    • il repertorio è ristretto o poco profondo in relazione ai task da compiere;
    • l’individuo non dispone di schemi motori o mentali allenati;
    • l’individuo deve affrontare un task nuovo senza formazione e affiancamento;
    • l’individuo è consapevole che gli schemi motori o mentali non sono utilizzati da tempo o non è certo della possibilità di recuperali efficacemente;
    • l’individuo possiede errori inconsci negli schemi motori e mentali;
    • manca l’accesso alla coscienza del valore di sé, la consapevolezza del potenziale personale.
    • Le energie mentali aumentano quando:
    • viene creato, sia nella vita reale che in fasi di training, un repertorio di esperienza cui il soggetto può attingere, correlato alle performance da compiere;
    • l’individuo apprende ad utilizzare repertori di prossimità o anche distanti, cui attinge per trovare risorse nelle performance da compiere;
    • gli schemi mentali e comportamentali hanno occasioni di uso frequente, di applicazione, per rimanere allenati, attivi e accessibili;
    • i successi passati vengono utilizzati come scala motivazionale, aumentando il senso di autoefficacia.

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Articolo Copyright. Estratto dal volume Il Potenziale Umano, di Daniele Trevisani – www.studiotrevisani.it – www.danieletrevisani.com

Buoni autori e da chi stare alla larga nella formazione

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Autori e studi fondamentali per capire in profondità i fenomeni della vendita, negoziazione e persuasione (e 12 tipi di soggetti da cui stare alla larga)

© Copyright dott. Daniele Trevisani www.danieletrevisani.com

Non necessariamente i fenomeni di vendita e persuasione sono trattati nei libri di vendita. Anzi, succede spesso il contrario. In un certo libro di psicoterapia possiamo trovare spunti eccezionali sul tipo di domande da fare al cliente. In un libro di antropologia possiamo trovare spunti su come e cosa osservare quando siamo negli spazi fisici di una impresa… e via così. Citiamo quindi questi autori: (attenzione, non sono autori che si lasciano sempre leggere con facilità…) che rappresentano anche la base della nostra scuola e metodo di lavoro.

Carl Rogers

  • Perchè? Psicoterapeuta, protagonista della nascita della Psicologia Umanistica, è il principale autore del concetto di Empatia, senza la quale la vendita non esisterebbe. Senza empatia non esisterebbero le capacità di ascolto, e il venditore sarebbe solo un mangianastri o un riproduttore di DVD incapace di ascoltare

Eugene Gendlin

  • Perchè? Ha creato il concetto di Focusing, che – nel nostro ambito – permette al venditore di interrogarsi, di chiedersi come sta procedendo, cosa può cambiare, come evolvere, anche attraverso un ascolto molto più attento delle proprie sensazioni interne, sino agli stati corporei esperiti durante una vendita o trattativa

Edgar Schein

  • Perchè? Ha sviluppato il concetto di Consulenza di Processo (partendo dagli studi di Rogers), concetto alla base di ogni meccanismo di vendita consulenziale e vendita complessa (complex sales)

Shulz von Thun

  • Perchè? Ha sviluppato il modello del Quadrato della Comunicazione, con il quale possiamo esaminare i diversi lati del messaggio, capire o quantomeno esaminare i lati nascosti dei messaggi, e cogliere aspetti altrimenti sfuggenti, e dettagli che contano.

Erving Goffman

  • Perchè? Ha sviluppato una mole enorme di ricerca sulle interazioni umane, sul lavoro di equipe, e soprattutto ha studiato le interazioni strategiche quotidiane, le mosse relazionali, che le persone mettono in campo per ottenere i propri obiettivi in presenza di altri, e la frame analysis, che permette di osservare gli incontri e le interazioni con metodi sofisticati

Umberto Eco

  • Perchè? Molto strano inserirlo, qui, all’interno di un territorio quale la vendita, decisamente lontano dagli studi di Eco. Tuttavia, Eco, autore addirittura ostile al mondo della vendita (a mio parere) rimane comunque un intellettuale di spessore mondiale, e ha fornito contributi fondamentali alla disciplina semiotica, la scienza che studia i segni, i significati, i codici comunicativi. Senza conoscenze di semiotica, non potremmo parlare ad esempio di simboli e icone (es: prodotto come status symbol), o non sapremmo decodificare correttamente un testo visivo, pubblicitario, o persuasivo. La vendita è anche e soprattutto un fenomeno di trasmissione di significati, e deve essere osservata per ciò che è veramente: un incontro/scontro tra linguaggi diversi, codici comunicativi antitetici, sistemi di rappresentazione, immagini e tanto altro ancora.

Desmond Morris

  • Perchè? Etologo, studioso delle scienze del comportamento animale. Ha compiuto studi fondamentali sui comportamenti non verbali (oggi estremamente importanti nello studio dell’interazione umana), e della parte “animale” dell’essere umano (cervello ancestrale, archipallio), che lo domina di fatto enormemente, al di la della componente culturale che si sforza di sfoggiare, insita nella neocorteccia- Ps: è per questo che i Buyer non sono in realtà persone senzienti, ma esseri Morrisiani, che tentano di avviare la neocorteccia come un ladro cerca di mettere in moto un camion rubato, mentre l’archipallio gli esplode dentro e sono terribilmente sensibili alle belle donne, agli status symbol, agli sconti, a tutto tranne che alla logica).

Altri autori interessanti o utili per spunti di riflessione

  • Ralph Waldo Emerson
  • Musashi – il Libro dei 5 Anelli

Autori e testi da evitare:

  1. Tutti quelli che iniziano con “come fare per…” (in genere contengono baggianate)
  2. Le “soluzioni da 5 minuti” il “management in 5 minuti” e similari, e gli autori che propongono qualsiasi altra scorciatoia ad un lavoro formativo serio…
  3. Quelli che parlano di “metodi facili per…” (chi ha anche solo una minima esperienza di vendita, sa che niente è facile nella vendita, quindi non facciamoci prendere in giro)
  4. Tutti quelli il cui titolo è troppo idiota per essere preso sul serio da persone serie, es, una Strategia Oceano Blu, che sembra il nome di un detersivo, la Strategia dell’Uovo Fritto (non sto scherzando, esistono veramente persone che propongono questo tipo di corsi e di libri, soprattutto negli USA ma anche in Italia)
  5. Tutti quelli che vedete su un palco con bretelle e microfoni (o senza bretelle) o anche senza microfono, fanno ballare la platea, creano uno show che qualcuno spaccia anche per formazione, incitano la folla a liberarsi delle proprie “credenze limitanti e depotenzianti”, da sostituire in 20 minuti con le “credenze potenzianti”, ed escono dicendosi “sono un leader, sono un leader..” salvo prendere una multa dopo 2 minuti per eccesso di velocità… (provano a dire al Carabiniere che loro sono dei leader, ma rischiano grosso..)
  6. Quelli che raccontano troppe palle spudoratamente: ho sentito di persona, tristemente, consulenti così spudorati al punto di dire di avere sviluppato un metodo innovativo, il metodo ELP, che sta per Ethos, Logos e Pathos, una loro invenzione – sta di fatto che purtroppo per loro queste sono le categorie sviluppate da Aristotele nella Poetica… alla faccia del plagio… 2.000 e qualcosa anni orsono
  7. I Numerizzatori Compulsivi: quelli che rendono tutto in un numero offendendo la tua intelligenza, es: titoli tipo… le 7 regole facili per… i 10 principi magici per…
  8. Quelli che fanno costantemente affermazioni non verificabili o praticamente impossibili da verificare, quelli che hanno fatto da coach a Madre Teresa di Calcutta, etc…quelli che dicono di curare i casi psichiatrici più gravi in 20 minuti, mentre decine di psichiatri per anni hanno solo cazzeggiato a loro parere (e se riescono ti infilano anche una polizza vita, tanto per completare il lavoro)
  9. Gli uomini-dentiera: quelli che sorridono sempre e spudoratamente, decisamente troppo, nelle copertine dei libri (mentre voi vi fate il mazzo dalla mattina alla sera)
  10. Quelli della Milano da Bere, che hanno distrutto l’Italia con il loro concentrato di immagine falsa, tutta apparenza e niente sostanza (vi prego riconosceteli…)
  11. I ladri, di contenuti, di concetti, di slides, di paragrafi, di pagine web, di ogni forma di produzione intellettuale… quelli che copiano i materiali altrui senza citare, gli specialisti dei libri “copia e incolla e non cito nemmeno la fonte” (vedi la sezione dei purtroppo numerosi plagi alle mie pubblicazioni, in costruzione)
  12. …tanti altri, talmente tanti che se dovessimo analizzarli tutti rimarremmo qui due anni.

© Copyright dott. Daniele Trevisani www.danieletrevisani.com

La Vision, cosa è e cosa dovrebbe essere

43092406 3927595516_a81db86812 arbeit_macht_freiChi esce dalle Business School, al solo sentire la parola “Vision”, inizia a delirare. Immagina territori inesplorati da conquistare, lande desolate da inondare di prodotti, e se non c’è posto sulla Terra, invaderemo la Galassia… e soprattutto (niente da fare, è così) bisogna arrivare primi. Primi sempre. Primi ovunue. Anche ad andare al cesso, non importa in cosa, ma primi. Leader. Leader di qualcosa ma leader. Azienda Leader anche per fruttivendolo. Sono il leader di Vicolo dei Morti, ma sempre Leader. Arriviamo poi al concetto teorico e teorizzato, drammatico, di “Leader di se stessi” che rappresenta l’opposto assoluto della Psicologia Umanistica, la disfatta del Potenziale Umano, il punto finale di una patologia degenerativa della Vision intesa – girala come vuoi – come dominio. C’è qualche traccia di imperialismo malato qui. Imperialismo persino su se stessi… l’azienda “deve” aumentare il fatturato (a costo di fallire poco dopo), l’individuo “deve” primeggiare e dirigere se stesso (a costo di distruggere il suo sè più profondo o rinunciare a vivere in pace con se stesso)… Non è forse il caso che l’individuo diventi amico di se stesso, compagno di se stesso, anzichè alimentare un meccanismo di padrone vs. schiavo, leader-follower, frusta vs. frustato, persino dentro di noi? Ma se questo è il vero motore della patologia mentale più vera, del delirio di onnipotenza che non lascia pace allo spirito, della non auto-accettazione, della non-autenticità, perchè alimentarlo? Proviamo a pensarci bene, a riflettere, non prendiamo per oro colato quello che dicono i libri, i guru, i formatori, i consulenti, nemmeno i genitori, e tantomeno i manager e CEO. Cerchiamo una Vision dove imparare a convivere con se stessi anzichè a schiavizzarsi in nome di un successo che non ti seguirà nella tomba. Cerchiamo aziende che puntino ad un “fatturato sostenibile”. Solo il cancro tende a crescere sempre. Tutto il resto della natura cerca equilibri sani. Questa può diventare la nostra Vision. Direi, deve diventarlo se vogliamo smettere di vivere in un delirio altrui e iniziare a vivere la nostra vita e la nostra azienda come organismi sani.

La Vision vale sia per un individuo, ciascuno di noi, che
per le aziende. Un’azienda che si prefigga di essere leader
mondiale nelle vendite, nel suo settore, contiene già il seme
del fallimento, poiché, orientandosi alle sole vendite materiali,
produce l’effetto di far cessare l’orientamento al cliente, ai
suoi bisogni più veri, che sono il vero motore.
Essere il migliore nel mondo nel risolvere i bisogni (per
esempio: avere l’obiettivo di diventare i migliori produttori
mondiali di alimenti per l’infanzia) è invece Vision, un motore
morale denso di contenuto: aiutare le madri a nutrire i figli
in modo sano con prodotti buoni. Quando una Vision non
contiene almeno una traccia di moralità, è morta, è qualcosa
di cui vergognarsi.
Puntare a vendere più prodotto è solo un obiettivo
commerciale, non una Vision. La differenza sembra sottile,
ma in realtà è abissale. La Vision è un motore spirituale,
non materiale.

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Copyright, Daniele Trevisani, Anteprima dal volume “Il Coraggio delle Emozioni” www.danieletrevisani.com/emotions